Mercoledì, a Roma, si terrà la manifestazione promossa dal Coordinamento Nazionale Precari Scuola e intitolata “2 settembre per la scuola”. La mobilitazione unisce docenti, lavoratori della scuola, studenti e famiglie, tutti uniti per un fine comune: il bene della scuola e la tutela dei diritti negati in questi ultimi anni, cioè istruzione, finanziamenti pubblici, continuità didattica, assunzione dei precari. La manifestazione partirà alle 10:30 in piazza Montecitorio e proseguirà in viale Trastevere alle 14:00 nei pressi del Ministero dell’Istruzione.
La riapertura delle scuole, prevista per il 14 settembre, continua ad avere grandissime incognite, soprattutto per la componente precaria, che attualmente supera il 20% del corpo docenti nazionale.

Riapertura scuole, i nodi irrisolti

Dopo l’incontro della settimana scorsa tra Governo e conferenza delle Regioni, da cui si è usciti senza un accordo e con questioni, come quella degli spazi aggiuntivi o quella dei trasporti, senza soluzioni efficaci, è atteso un nuovo confronto, anche alla luce delle nuove linee guida definitive del Cts. I presidi ipotizzano intanto una autocertificazione dei genitori per i minori. Gli infermieri si propongono invece in 9mila per presidiare ogni plesso scolastico e verificare l’applicazione delle misure anti-Covid.
Le notizie e le proposte, intanto, si rincorrono e si confondono creando confusione, come quella sull’utilizzo obbligatorio o meno della mascherina in classe.

Ma è sul fronte del lavoro che i precari e le precarie della scuola di tutta Italia insistono. Al punto da definire “propaganda” quella dell’esecutivo in merito ai concorsi e alle assunzioni promessi e non ancora avvenuti. “Ci siamo iscritte e iscritti a concorsi di cui ancora non conosciamo le date – osserva ai nostri microfoni Silvia del Coordinamento Precari/ie della scuola di Bologna e Modena – Si tratta di un problema che esiste da prima del lockdown, infatti il 14 febbraio abbiamo organizzato uno sciopero sul tema, ma su cui il Governo non sta facendo nulla”.

In queste ore si parla molto della “chiamata veloce”, l’assunzione in ruolo di docenti per posti rimasti vacanti nei vari territori, ma per le precari e i precari si tratta di una “goccia nell’oceano” che non risolverà il problema. Il vero punto è che mancano le persone da assumere, perché da anni non vengono previsti percorsi di abilitazione e specializzazione che, stando alle norme attuali, sono necessari per essere assunti.
“La situazione delle insegnanti del sostegno è ancora più assurda – continua Silvia – perché il personale specializzato c’è, ma deve comunque partecipare ad un concorso”.

Meccanismi complessi e farraginosi, insomma, che da un lato generano il rischio di escludere dall’assunzione parte del personale che potrebbe essere idoneo e, dall’altro lato, sfrutta consapevolmente personale precario, che ogni anno viene assunto e licenziato.
Da precarie e precari della scuola, inoltre, arriva una grossa bocciatura all’idea che circola in questi giorni circa la possibilità che le scuole si dotino di “personale Covid”. Si tratta di lavoratrici e lavoratori che svolgerebbero le proprie mansioni qualora le scuole restassero aperte, ma che verrebbero lasciati a casa senza indennizzo qualora gli istituti dovessero chiudere. “È un insulto nei confronti del nostro ruolo e come categoria di lavoratori e lavoratrici”, sottolinea l’esponente del coordinamento.

La situazione a Bologna

Nel nostro territorio le precarie e i precari della scuola sono in attesa della pubblicazione sui siti degli Uffici Scolastici delle graduatorie provinciali da cui attingere per le supplenze di settembre. Un’assunzione che verrebbe in contemporanea e che consentirebbe ai e alle docenti di poter scegliere tra le scuole. La richiesta che il coordinamento avanza, però, è che le graduatorie siano finalizzate all’assunzione di personale a tempo indeterminato.
Anche perché rimangono grandi incognite, anche nei nostri territori, come quella del destino dei docenti precari che, sottoposti ai test sierologici, dovessero risultare positivi. Il rischio è che, data la tipologia del loro contratto, siano costretti a rimanere a casa senza stipendio.

Le incognite e le incertezze per i precari riguardano anche la pianificazione dei comportamenti da tenere nelle scuole per gestire la pandemia. I precari, infatti, sono esclusi dai collegi docenti e dalle altre attività che si svolgono in questa prima parte del mese e, qualora venissero assunti, sarebbero poi costretti ad orientarsi e raccapezzarsi in poco tempo, in una situazione che invece richiederebbe una pianificazione e una preparazione rodata.

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