Per fermare il massacro nella Striscia di Gaza ognuno deve fare la sua parte. L’UE deve fermare immediatamente la fornitura di armi e sistemi militari a Israele. E’ quanto chiedono le reti europee per il disarmo, riunite nell’ENAAT. L’Italia è tra i primi fornitori di Tel Aviv.

Per fare un guerra servono armi. Per un’offensiva come quella che Israele sta portando avanti da settimane nella Striscia di Gaza, ne servono tante. Per fermare il massacro il primo passo è un embargo sulle armi. E’ questo il ragionamento, logico quanto semplice, fatto dalle reti europee per il disarmo (ENAAT) che chiedono all’Unione Europea di bloccare immediatamente la fornitura di sistemi militari a Israele. Nell’attesa che l’embargo totale degli armamenti verso Tel Aviv diventi un provvedimento effettivo dell’Unione, le reti nazionali, per il nostro paese la Rete Nazionale per il Disarmo, chiedono ai singoli stati di sospendere subito i trasferimenti di equipaggiamenti militari, assistenza e munizioni verso le parti in conflitto. Non essendoci contratti di fornitura con Gaza o la Cisgiordania, il blocco riguarda gli armamenti venduti a Israele.

Negli ultimi dieci anni l’Europa ha venduto armamenti a Tel Aviv per un totale di 2 miliardi di euro, di cui 600 milioni nel solo 2012. L’Italia è il primo fornitore di armi d’Israele, e fa impressione pensare che due velivoli militari italiani siano stati consegnati allo stato ebraico, proprio mentre a Gaza si consuma un eccidio senza precedenti.”Ognuno deve fare la sua parte, e noi chiediamo che si blocchino immediatamente le forniture di sistemi militari a Israele” dice Francesco Vignarca della Rete Italiana per il Disarmo.

Ma è il complesso militare-industriale più in generale ad essere sotto la lente d’ingrandimento. La guerra è una straordinaria vetrina per l’industria bellica. Un’arma testata in guerra diventa “credibile”, affidabile e vendibile. E’ successo con i cacciabombardieri francesi Rafale che lo Stato Francese è costretto ad acquistare per avere firmato un contratto capestro e antieconomico con il costruttore Dassault. I caccia francesi non avevano mercato all’estero, ma dopo essere stati utilizzati in Libia (in quella guerra che secondo alcuni Sarkozy condusse per eliminare un suo finanziatore scomodo) furono venduti all’India.

Allo stesso modo, si potrebbe pensare, il martellamento dei giornali e delle televisioni sull’efficacia del sistema antimissile di Tel Aviv potrebbe costituire un gigantesco spot per l’industria bellica israeliana. Ogni razzo palestinese intercettato potrebbe valere un cliente futuro. Alcuni analisti militari stanno addirittura svelando l’effetto perverso di questa pubblicità: gli israeliani non reagiscono più agli allarmi convinti che i razzi saranno intercettati. “E’ il paradosso di chi fa i soldi sulla pelle degli altri vendendo armi” afferma risoluto Vignarca.