Il “mai più” non è di casa. Tutte le contromisure messe in campo in Emilia Romagna per scongiurare che nella seconda ondata si verificasse la strage che si registrò all’inizio della pandemia nelle residenze per anziani non sembrano funzionare. Al punto che un decesso da Covid su quattro nell’autunno in corso si registra ancora in questa tipologia di strutture, dove risiedono le persone più vulnerabili. E la questione ora si sposta anche nelle aule giudiziarie, sia per i casi di maltrattamento emersi in Valsamoggia, sia per quanto si è registrato nel modenese.

Residenze per anziani, i dati sui decessi

Nella prima ondata della pandemia erano stati 1480 i decessi registrati in Emilia-Romagna nelle residenze per anziani. Una vera e propria strage che è potuta accadere perché nessuno era pronto a fronteggiare una minaccia inedita come quella della pandemia.
Tuttavia ad ottobre la Cgil, sia lo Spi che la Funzione Pubblica, avevano messo in guardia sulla lentezza dei provvedimenti adottati per evitare il ripetersi del fenomeno, sia sulla carenza di personale formato per affrontare la seconda ondata.

Ieri in Commissione Sanità in Regione le preoccupazioni si sono trasformate in un triste numero, quello dei decessi delle ultime settimane. Il 24,9% delle morti avvenute in regione a causa del coronavirus da inizio ottobre ha riguardato ospiti di strutture per anziani, confermando peraltro il dato sulle fasce di età più colpite, quelle al di sopra dei 70 anni, con il picco maggiore oltre gli 80. Le Cra “sono sicuramente un problema – ha ammesso Giuseppe Diegoli, responsabile del servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica della Regione – Queste strutture, soprattutto nelle province di Modena e Ferrara, hanno avuto numerosi casi in questa seconda ondata”.

“Come familiari siamo sul chi va là – ha detto ieri Francesca Sanfelice, presidente del Comitato regionale vittime Rsa/Cra all’Agenzia Dire – da mesi non possiamo entrare nelle Rsa. Prima avevamo anche una funzione di sostegno agli operatori e di controllo. Oggi invece non è più come prima, la maggior parte delle strutture non ci permette di entrare oppure le visite sono consentite per poco tempo e comunque a distanza”.

Uno dei nodi cruciali resta quello del personale, che è ancora più carente della prima ondata e sotto pressione. A confermarlo è anche Loris Cavalletti, segretario del Fnp-Cisl dell’Emilia-Romagna: “Siccome la sanità pubblica ha avviato le assunzioni promesse per combattere il coronavirus, diversi infermieri in questi giorni vengono chiamati dalle Ausl e abbandonano le case di riposo. È un grosso problema perché c’è bisogno di infermieri e persone qualificate”.

Per Sanfelice, il quadro delle case di riposo in Emilia-Romagna anche nella seconda ondata della pandemia “è un disastro. Il tracciamento è saltato per tutti, figuriamoci per le Rsa che sono sempre rimaste indietro”.
Ma le problematiche sono anche altre, come quella dell’applicazione delle linee guida della Regione, per cui “ogni gestore fa da sè”. In molte strutture non ci sono spazi per consentire l’isolamento dei positivi o per prevedere percorsi distinti, non c’è abbastanza personale per suddividere gli operatori in due gruppi, tra chi segue i malati Covid e chi si occupa degli altri anziani. Non ultima la questione dei tamponi rapidi, che ancora non si vedono.

Le inchieste giudiziarie

I sindacati dei pensionati di Bologna si costituiranno parte civile nell’eventuale processo sui maltrattamenti subiti da nove anziani nella casa famiglia Nino Aurelia di Monteveglio, in Valsamoggia. “È indegno e disumano che nove persone fragili ed indifese siano state costrette a subire ‘impulsi aggressivi e vessatori, in un clima di sopraffazione e violenza senza che nessuno potesse intervenire per impedire tutto questo e per salvare la vittima da questi abusi”, protestano Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil. Il riferimento è all’operazione che lunedì scorso ha portato all’arresto della titolare della struttura e di altre tre collaboratrici, ribattezzata “Inferno”, come quello che anno vissuto gli ultraottantenni vittime di maltrattamenti, ingiurie e minacce.

Ma gli inquirenti si stanno muovendo anche a proposito della strage provocata dal Covid. Ci sarebbero, infatti, anche i primi iscritti nel registro degli indagati nell’inchiesta in Emilia-Romagna sui decessi nelle residenze per anziani, nel modenese in particolare, aperta da mesi e al centro dell’attenzione non solo delle famiglie delle vittime più fragili. Grazie al lavoro dei carabinieri del Nas di Parma, vagliato insieme ai medici legali fin qui coinvolti come periti, sulle scrivanie dei pm sono arrivate informative fin da giugno e, adesso, si attendono da parte della Procura nuove mosse verso un possibile processo, che potrebbero arrivare a breve, una volta terminate le indagini.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FRANCESCA SANFELICE: