La questione della regolarizzazione dei migranti è ancora un argomento che agita le acque del governo nazionale e che sta addirittura rallentando il “Decreto Rilancio” contenente misure per fronteggiare la crisi economica generata dalla pandemia.
Dopo un’ennesima notte di trattative, l’esecutivo sembra aver trovato una mediazione tra le posizioni oltranziste del M5S e quelle del resto della maggioranza.

Qualunque sia la formula definitiva, il provvedimento si conferma strumentalmente impostato alla soluzione dei problemi del mercato e, nonostante le dichiarazioni della ministra Luciana Lamorgese, la dignità dei migranti non è l’elemento ad averne guidato la redazione.
Già ancora prima della sua emanazione, dunque, la misura si preannuncia discriminatoria per tutta una serie di migranti senza permesso di soggiorno che non rientrano nelle due categorie previste, badanti e braccianti.

Regolarizzazione migranti: l’ultima mediazione

L’accordo interno al governo prevederebbe per la regolarizzazione dei migranti un cambiamento rispetto alle regole fissate nella precedente bozza. In particolare non si procederebbe più attraverso i due binari per le regolarizzazioni di italiani e stranieri, fornendo la possibilità di sanare il lavoro nero col pagamento di un forfait di 400 euro e godendo di uno scudo penale.

“Viene regolarizzato – ha spiegato la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova – chi ha un permesso di soggiorno scaduto, quindi milioni di badanti che vivono nelle nostre famiglie, e i lavoratori agricoli che hanno lavorato in agricoltura che possono chiedere, senza un datore di lavoro che li accompagni, un permesso di soggiorno temporaneo e quando esibiscono un rapporto di lavoro passato in agricoltura, possono ricevere un permesso di lavoro per 6 mesi”.

Le proteste in programma

Sono diverse le realtà che si oppongono all’impostazione della regolarizzazione e che hanno annunciato forme di protesta.
Fra queste spicca quella di Usb Lavoro Agricolo. Il sindacato organizza e difende centinaia di braccianti che lavorano nelle nostre campagne e considera “inadeguato e non rispondente alle richieste provenienti dai territori il compromesso che sarebbe stato raggiunto” nel governo.
Per il sindacato, in questo momento in cui tutti sono costretti a confrontarsi con il dramma della pandemia, indipendentemente da nazionalità, colore della pelle, genere, religione, servirebbe “l’audacia di regolarizzare ogni essere umano, consentendogli il diritto alla vita e a un’esistenza che consenta, tra le altre cose, la possibilità di iscriversi all’anagrafe e di avere un medico di base”.

In assenza di risposte chiare e inequivoche dell’esecutivo, Usb Lavoro Agricolo “manterrà sul tavolo lo sciopero dei braccianti, che non soltanto coinvolgerà i lavoratori, ma interesserà i contadini, gli agricoltori e i consumatori”. Nessuna necessità di mercato, nessuna convenienza politica, nessuna condizionalità – conclude il sindacato – può giustificare la mancata regolarizzazione di tutte e tutti.

Un’altra realtà che darà vita a forme di protesta è la campagna “Siamo qui – Sanatoria subito“, che si oppone fermamente “ad un’ipotesi di regolarizzazione ritenuta parziale, escludente che ritiene il migrante come un soggetto ‘usa e getta’ utile solo come forza lavoro per il settore agricolo e nel lavoro di cura domestica”.
Per questo motivo, la campagna ha organizzato per domani, 14 maggio, un’iniziativa diffusa su tutti i territori, di fronte alle prefetture o in altri luoghi simbolici, dove pubblicamente “far emergere una voce diversa da quella istituzionale e dalla becera retorica delle destre xenofobe”.