Dopo Abruzzo, Sardegna e Basilicata, anche l’Umbria finisce in mano alla Lega. L’alleanza tra Pd e M5S non ha dato i risultati sperati dai due partiti al governo e la candidata del centrodestra, Donatella Tesei, ha registrato una vittoria nettissima, con oltre 20 punti di distacco sull’avversario, Vincenzo Bianconi.
A festeggiare ovviamente è Matteo Salvini, il cui partito si attesta sul 37%, mentre Forza Italia ormai è sprofondata al 5%. Ma ciò che ha ingolosito il leader della Lega è il dato dell’affluenza, attestatasi al 64,4%, in aumento di ben nove punti sul 2015. Un dato che Salvini utilizza in chiave nazionale, affermando “gli italiani hanno voglia di votare”, con un chiaro riferimento al governo e al parlamento.

Lega, un fascino che resiste

Visti i precedenti nelle regioni del centro-sud, la vittoria in Umbria di un partito che un tempo era secessionista e anti-meridionali non fa più tanta impressione. Quel che resta da capire è cosa affascina ancora della Lega e del suo leader ora che non è più al comando del Paese e che sono emersi con nitidezza scandali e condanne, come la famosa questione dei 49 milioni di soldi pubblici sottratti o i torbidi rapporti con la Russia.
Dario Tuorto, docente dell’Università di Bologna, è autore insieme al collega Gianluca Passarelli del libro “La Lega di Salvini – Estrema destra di governo” (Il Mulino).
Ai nostri microfoni, Tuorto spiega alcune ragioni dello charme leghista: “Quello che è interessante rilevare oggi è che l’elettorato sembra disposto a dare credito ad una figura e ad un progetto senza avere le idee chiare su quel progetto. È successo in passato al sud col M5S, sta succedendo oggi con la Lega”.

La lettura nord/sud, del resto, non sembra più utile a comprendere la realtà e se si cambia chiave di lettura è possibile comprendere anche l’apparente paradosso di ex partito ostile verso i meridionali che proprio al centro e al sud trova una grande affermazione.
C’è una sovrapposizione delle spiegazioni di carattere sociologico ed economico con quelle geografiche. L’Umbria, così come la Basilicata, sono aree interne, le cosiddette aree periferiche – sottolinea Tuorto – I problemi si ritrovano esattamente in queste situazioni di intreccio di situazioni reali o percepite di difficoltà e condizioni oggettive di perifericità. La periferia geografica e quella sociale ed economica si mettono insieme e poco conta il dato oggettivo, anche se nel caso dell’Umbria il dato oggettivo c’è, perché è una delle regioni che ha perso di più negli ultimi anni in termini di pil reale”.

Emilia Romagna, l’ultimo fortino che ora trema

La sconfitta in Umbria ha spinto il M5S ad una reazione a caldo che esclude possibili alleanze future. A livello nazionale i pentastellati hanno subìto una forte erosione di consenso da parte della Lega, mentre l’alleanza un po’ a freddo per le regionali di ieri non è riuscita a fermare l’emorragia.
Una coalizione coi grillini era ciò che sperava la classe dirigente del Pd dell’Emilia Romagna, regione che andrà al voto il prossimo 26 gennaio. Il presidente uscente, Stefano Bonaccini, si ricandida e già attorno al suo nome sono sorti i paletti e gli ostacoli del M5S nella discussione per una eventuale alleanza, che ora sembra un’ipotesi praticamente archiviata.
Una speranza nel cosiddetto centrosinistra era rappresentata da alcuni dissapori emersi nella destra sul nome del candidato. La Lega vuole riproporre Lucia Borgonzoni, ormai ex sottosegretaria alla Cultura, ma un crescente Fratelli d’Italia ha provato a spingere l’ormai navigatissimo Galeazzo Bignami. Dopo le prime dichiarazioni dai toni determinati, però, negli ultimi giorni la destra sembra aver trovato una sintesi.

Per il docente dell’Università di Bologna, però, le condizioni di partenza dell’Emilia Romagna sono diverse da quelle dell’Umbria, anche se non si sente di escludere un ottimo risultato della Lega.
In Emilia Romagna tutto si gioca tra una scommessa su un progetto non molto chiaro e la stabilità di un modello che va avanti da decenni – osserva Tuorto – Conterà il candidato, conterà anche il rapporto tra elettori delle aree del centro, quelle della via Emilia, rispetto agli elettori delle periferie. Mancano ancora un po’ di settimane, quindi probabilmente anche le vicende nazionali giocheranno un ruolo”.

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