Come da previsioni, al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari ha vinto il “sì”. Mentre mancano ancora i dati definitivi, la tendenza però è chiara: circa 7 italiani su 10 hanno scelto di procedere con la riduzione dei parlamentari, mentre il 3 su 10 hanno tentato di opporvisi.
I parlamentari italiani, dunque, scenderanno dagli attuali 945 a 600, mantenendo intatte le loro funzioni e i loro emolumenti. È la prima modifica costituzionale sottoposta a referendum che riesce a passare da almeno diciannove anni a questa parte e le ragioni stanno tutte nel tasto che è riuscita a solleticare, quello del revanscismo.

Referendum, le dichiarazioni dei vincitori

Tra le dichiarazioni rilasciate nel pomeriggio durante lo spoglio dei voti sul referendum, si registrano quelle del ministro Luigi Di Maio, secondo cui la vittoria è un punto di partenza e non di arrivo e per il quale i sostenitori del “no” avrebbero agito per colpire il governo e la sua persona.
Meno sopra le righe il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, che si dice interessato a rappresentare anche le istanze di chi si è espresso contro la riforma.
Nel suo intervento, Zingaretti ha lanciato anche una frecciatina agli alleati di governo, sostenendo che, se si fossero presentati anche alle elezioni regionali, la vittoria sarebbe stata certa. In realtà, exit poll alla mano, nell’unica regione in cui Pd e M5S si sono presentati uniti, la Liguria, l’alleanza ha registrato una sconfitta.

Tra le prime analisi del voto, è interessante quanto spiegato da Lorenzo Pregliasco di YouTrend, che rivela come in grandi centri storici si ripresenta un “effetto ztl”: la vittoria del “no” dentro le mura e del “sì” in quartieri più marginali.

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Le analisi degli sconfitti

Durante la diretta su Radio Città Fujiko sono intervenuti alcuni esponenti del comitato per il “No”, tra cui il coordinatore bolognese, Sergio Caserta. Tra le riflessoni svolte da Caserta c’è l’attenzione che ora i detrattori della riforma metteranno nel verificare che i provvedimenti collegati promessi ai fini di riequilibrare lo squilibrio creato dal taglio dei parlamentari vengano effettivamente fatte.

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Molto amaro il commento di Luca Alessandrini, storico e presidente di “Salviamo la Costituzione” di Bologna, secondo cui questo voto è stato contraddistinto da una componente revanscista da un lato, ma anche da ragionamenti e logiche che poco avevano a che vedere col merito della riforma.
Anche se coi dovuti distinguo, l’Italia assomiglia un po’ di più all’Ungheria di Orban, dove la svolta autoritaria è in atto da tempo.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LUCA ALESSANDRINI: