Appellandosi al valore legale dei contratti in essere fino al 2012 e chiedendo non troppo convintamente una nuova legge che renda operativo l’esito del referendum, Hera mantiene il 7% di remunerazione del capitale in bolletta.

Il secondo quesito referendario sull’acqua impone alle aziende che gestiscono i servizi idrici di abolire dalla bolletta quel 7% in più che garantisce dividendi agli azionisti. Questo, però, è solo un indirizzo, almeno finché non verrà emanata una nuova legge in materia che recepisca il risultato referendario.
Appellandosi a questo e ai contratti in essere firmati coi Comuni fino al 2012, Hera spa decide di mantenere in bolletta quel 7% di profitto per gli azionisti e conferma i 26,5 milioni di euro per gli investimenti sulla rete idrica che aveva minacciato di togliere.

Per la multiutility, dunque, tutto è rimandato al gennaio 2013, quando scadranno le convenzioni stipulate, anche se già avverte che allora il tema del possibile taglio di investimenti si riproporrà.
Molti sindaci già pensano di ovviare diminuendo e non abolendo la remunerazione del capitale, ma i comitati sono pronti a dare battaglia perché si tratterebbe di uno stravolgimento del responso referendario. I movimenti, infatti, hanno proposto il quesito non già per diminuire i profitti, ma per eliminarli e proporre contemporaneamente un cambiamento radicale che sottragga l’acqua alla gestione delle spa pubblico-private.

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