Giuseppe Conte lo ha detto in apertura della conferenza stampa di ieri, con cui ha presentato le nuove misure di contenimento della pandemia: le priorità del governo sono quelle di salvaguardare al tempo stesso salute ed economia, in modo da non dover essere costretti a scegliere tra l’una e l’altra. Si tratta di un binomio non inedito nel dibattito pubblico italiano, come sanno benissimo gli abitanti di Taranto, costretti a scegliere tra la salvaguardia della propria salute o il lavoro offerto dall’ex-Ilva.

Tuttavia i provvedimenti economici annunciati contestualmente dal premier per fornire sostegno alle categorie colpite dalle restrizioni sono sembrati – come era stato durante la prima fase pandemica – delle misure tampone per limitare un po’ i danni, ma senza una risposta strutturale ad un problema che esisteva prima dell’emergenza sanitaria e con essa si aggraverà e persisterà a lungo.
È per questo che, in particolare tra le fila dei meno garantiti da questo sistema socio-economico, si fa sempre più strada la richiesta di un reddito universale, sostenuto attraverso meccanismi capaci di redistribuire la ricchezza, come ad esempio una patrimoniale.

Redistribuzione della ricchezza, le possibilità a breve e lungo termine

L’impostazione delle misure economiche di emergenza annunciate da Conte non risolve molti delle questioni che si presentano a causa del nuovo blocco di alcune attività. “Se una famiglia riceve 600 euro – osserva ai nostri microfoni l’economista Marta Fana – e poi deve trasferire quelle risorse nell’affitto, rimane a reddito zero”.
Un esempio che rende bene la complessità delle condizioni materiali, ma che al contempo suggerisce anche un diverso approccio possibile. “Incrociando i dati dell’Agenzia delle Entrate con quelle dell’Inps è possibile capire se chi affitta ha tanta rendita o magari è un lavoratore in cassa integrazione. Nel primo caso lo Stato potrebbe bloccare l’affitto operando un meccanismo redistributivo interno, nel secondo potrebbe bloccare l’affitto risarcendo il proprietario”.

Che la questione della casa sia una delle leve con cui si può cominciare a praticare politiche redistributive è chiaro a molti, tra cui il giornalista di Jacobin Lorenzo Zamponi, che in una provocazione su Twitter scrive:

In ogni caso appare sempre più chiaro che, come sintetizza Fana, occorre “riequilibrare i flussi di reddito che serve alle famiglie per soddisfare i bisogni primari andando ad aggredire direttamente le rendite”.
L’economista osserva infine che questo ragionamento prima o poi, se non altro perché in futuro saremo richiamati a pagare deficit e debito che stiamo producendo, dovrà tradursi in una patrimoniale forte e progressiva. “È un dibattito che dobbiamo cominciare a fare seriamente – aggiunge – senza gli schiamazzi contro che abbiamo avuto in precedenza. Intanto, però, il realismo politico ci impone che domattina dobbiamo salvare le condizioni materiali, quindi anche emotive e psicologiche, delle famiglie che si ritroveranno senza un lavoro o comunque in una condizione di disagio reale”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARTA FANA: