L’abrogazione del reato di immigrazione clandestina, introdotto nel 2009 dal governo Berlusconi, slitta di una settimana. A frenare, nel governo, sarebbe l’Ncd, preoccupato per le ripercussioni dei fatti di Colonia. Intanto anche la magistratura afferma che il reato è di ostacolo alle indagini e non funge da deterrente.

C’era voluto poco, appena qualche riga in una legge, per trasformare centinaia di persone sprovviste di documenti, che quindi hanno compiuto semplicemente un illecito amministrativo, in criminali. Con tanto di pena durissima, come la reclusione nei Cie.
Il reato di immigrazione clandestina, introdotto nel 2009 dall’allora ministro alla Giustizia Angelino Alfano ha rappresentato e rappresenta una vergogna nell’ordinamento italiano. Abbinato alla legge Bossi-Fini, che vincola il permesso di soggiorno al lavoro, è stato una fucina di sfruttamento e oppressione per i migranti presenti nel nostro Paese.

Oggi, dopo un primo step di più di un anno fa, in Parlamento c’è una maggioranza trasversale che vorrebbe cancellare il reato di immigrazione clandestina, ma a mettersi di traverso è, ancora una volta, il ministro Alfano. L’Ncd, in particolare, sarebbe preoccupato per l’emergenza sociale legata all’immigrazione, tema riaccesosi dopo i fatti di Colonia, dove decine di donne sono state molestate da migranti la notte di capodanno. Probabilmente gli alfaniani hanno paura di cedere ulteriore terreno elettorale alla Lega di Matteo Salvini, che infatti ha già annunciato barricate e tenta di terrorizzare l’opinione pubblica paventando un’invasione.

Prima di Natale, la Commissione Giustizia della Camera aveva dato il via libera alla depenalizzazione voluta dal Guardasigilli Andrea Orlando. A richiedere l’abolizione del reato, in realtà, è anche la magistratura, che ha sottolineato come sia di ostacolo alle indagini.
In un’intervista su Repubblica, Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, spiega come il reato di immigrazione clandestina abbia intralciato le indagini e come non abbia avuto finora una funzione dissuasiva all’arrivo dei migranti.

Il decreto Orlando, però, ha subìto una battuta d’arresto. L’approvazione, prevista per oggi, è slittata di una settimana, in particolare al 15 gennaio, quando si riunirà un nuovo Consiglio dei Ministri. E se il governo tenta di minimizzare, parlando di un problema tecnico, in realtà le ragioni risiedono nello scontro interno all’esecutivo, in particolare con l’Ncd.