Cori razzisti, in particolare versi scimmieschi, sono stati indirizzati ieri dai tifosi dell’Hellas Verona verso il giocatore del Bescia Mario Balotelli. Il giocatore, per stizza, ha lanciato la palla sugli spalti e l’arbitro ha sospeso la partita per qualche minuto.

Non è certo il primo caso in cui giocatori neri, e lo stesso Balotelli, vengono fatti oggetto di insulti e altre forme di razzismo durante le partite di calcio. Il problema per le tifoserie di estrema destra, in particolare, è rappresentato proprio dal colore della pelle dei giocatori. A confermarlo è il delirio di questa mattina del capo ultras dell’Hellas Verona, Luca Castellini, che non a caso è anche coordinatore veneto di Forza Nuova. “Balotelli è italiano perché ha la cittadinanza italiana ma non potrà mai essere del tutto italiano”, ha sostenuto il tifoso.

Razzismo negli stadi, l’estrema destra nelle tifoserie

Mario Balotelli, due anni fa, è stato testimonial dei Mondiali Antirazzisti, la manifestazione annuale di Uisp contro le discriminazioni. Ai nostri microfoni, Carlo Balestri, fondatore dell’iniziativa, commenta l’ennesimo episodio di razzismo: “Fa parte di una lunga tradizione di chi negli stadi, e non solo negli stadi, sono schierati all’estrema destra. È una logica identitaria e razzista che in passato ha colpito anche altri giocatori per il colore della loro pelle”.
Il problema, evidentemente, non riguarda più solo gli stadi, ma il razzismo è un fenomeno che è tornato prepotentemente in scena in tutta la società. Anche nel Parlamento, come testimonia il voto e l’atteggiamento tenuto dai partiti di destra sulla commissione voluta dalla senatrice Liliana Segre proprio contro l’odio razzista e antisemita.

Gli strumenti più efficaci per stroncare il problema

La Uisp sta dialogando con l’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) per istituire un osservatorio sulla violenza discriminatoria negli sport, da quelli di vertice a quelli amatoriali. “Lo scopo è cercare ci capire e quantificare meglio il fenomeno – spiega Balestri – che secondo noi è molto cresciuto nell’ultimo periodo, ma è sotto traccia, e per cercare di conseguenza una risposta immediata a questo tipo di problema”.

Nella sua ventennale esperienza, però, i Mondiali Antirazzisti hanno riflettuto a lungo sul problema. E grazie ad alcune pratiche hanno individuato gli strumenti di intervento migliori.
“Lo strumento migliore è sempre quello di una consapevolezza da parte di tutto il mondo del calcio – sottolinea Balestri – Mi piacerebbe che le vittime del razzismo negli stadi non siano lasciate sole a fronteggiare il problema e nemmeno il solo arbitro può rappresentare la soluzione. Mi piacerebbe vedere che anche un giocatore bianco, ogni tanto, mandasse la palla in tribuna e dicesse basta“.

Oltre alla solidarietà dei giocatori, un altro strumento potrebbe essere quello degli interventi forti di carattere sociale negli stadi, con giocatori come testimoni consapevoli. “Le società potrebbero limare qualcosa agli ingaggi dei giocatori e pensare che hanno una responsabilità sociale”.

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