Disponibile dal 14 luglio su Spotify e su tutte le principali piattaforme di streaming, Rain Man è il singolo di debutto di Benedetti, cantautore varesino dalla voce morbida ed empatica che si fonde con lo stile indie folk per regalare paesaggi sonori dalla grande portata emotiva. Ai nostri microfoni Paolo (Benedetti, N.d.R.) ha raccontato il suo “uomo della pioggia”: un moderno Pirandello insoddisfatto della società in cui è costretto a vivere e alla ricerca costante di un altrove.

“Rain Man nasce come un anthem per tutte quelle anime che hanno la necessità di sentirsi libere e diverse, voci fuori dal coro, soffocate da una società in cui anche i pensieri sono omologati – chiosa Benedetti – Il brano descrive il senso di un’appartenenza ad un mondo, forse parallelo, lontano dalle ossessioni accecanti delle metropoli, dalle frette nauseanti e dall’incapacità di trovare un momento per respirare.”

Benedetti: l’Intervista

In molti gli chiedono perché preferisca scrivere in inglese. La risposta è semplice: ascoltando per il 90% musica inglese gli viene decisamente più naturale pensare e formulare i suoi testi in inglese. Rain Man è un viaggio nell’animo umano ma è soprattutto un’immersione nell’universo folk statunitense. I suoi artisti di riferimento sono Neil Young, Joni Mitchell, Nick Drake, Andy Shauf, Bon Iver. Non manca, però, una certa influenza del Brit-Pop con gruppi che hanno scritto la storia della musica contemporanea internazionale. Sto parlando degli U2, dei Radiohead, dei Colpdplay.

“In Rain Man c’è tanto di me sebbene possa sembrare una canzone impersonale – continua il cantautore – Mi sono immedesimato moltissimo nella figura di quest’uomo della pioggia. È un personaggio fuori dal comune, avvolto da un’aurea mistica. È una persona che riesci a notare subito per la sua particolarità e che non rientrando nei canoni comuni viene allontanata. Il brano è nato in un periodo in cui ero tornato a Milano e in mezzo al caos della metropoli mi sentivo soffocato dal bisogno di sentirmi parte di qualcosa che era più grande di me; mi sentivo quasi costretto a seguire determinati binari sui quali vedevo passare altre persone. Ecco, Rain Man è quella persona che si distacca, sia fisicamente sia mentalmente, da questi binari”.

Lorenza Ferraro

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