Comaneci a nudo ai microfoni di Radio Città Fujiko

Seguiti fin dagli esordi Afternoon Tunes, con l’aiuto di Benedetta Fujiko, è lieta di conoscere di persona Francesca Amati e Glauco Salvo, i 2/3 dei Comaneci. Da segnare la loro data al Mikasa prevista per giovedì 12 dicembre. Stay tuned: sabato 30 novembre h 16.15

Tannen Records
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I Comaneci nascono nel 2005 a Ravenna fondati da Francesca Amati, alla quale dal 2009 si affanca dopo un paio di E.P. autoprodotti e un primo album, Volcano, Glauco Salvo con chitarra e banjo. Seguono una lunga serie di concerti in Italia e all’estero accompagnati tra il 2009 e il 2012 dalla produzione di due dischi. Dal 2017 il batterista Simone Cavina, entra in pianta stabile nella formazione per le registrazioni di Rob a Bank, quarto lavoro in studio della band, in uscita a maggio 2018 per Tannen Records. Conosciuti grazie a una intensa attività dal vivo, i Comaneci hanno anche partecipato a colonne sonore – Provincia Meccanica e Acciaio di Stefano Mordini, Supranatura di Dem e Seth Morley, a una campagna promozionale del Ministero dei Beni Culturali e collaborato con illustratori come Ericailcane, Giuseppe Palumbo, Bernardo Carvalho, Marina Girardi, Rocco Lombardi, Mara Cerri.

DISCOGRAFIA
Ep1 (CD-R, 2005)
Ep2 (CD-R, 2006)
Volcano (CD, Disasters by Choice, 2007)
Girl Was Sent to Grandma’s in 1914 (CD, Madcap Collective, 2009)
You a Lie (CD, Madcap Collective/Here I Stay Records/Fooltribe Concerti e Dischi, 2009)
Mattia Coletti/Comaneci/Muffn (7” split, Northpole, Brigadisco, Palustre, Towntone, Geiger Records, 2010) Uh! (CD/LP, Madcap Collective/Fooltribe Concerti e Dischi, 2012)
Rob a Bank (LP, Tannen Records, 2018)

Fin troppo facile parlare di disco della maturità, a 15 anni dall’esordio, al quarto lavoro sulla lunga distanza, ma il nuovo album dei Comaneci è senza dubbio il più complesso, e soprattutto completo, della loro carriera, il più riuscito nel portare avanti questa strana commistione tra melodia, canzone folk e attitudine sperimentale. “Rob a Bank” è anche il primo lavoro a essere, perlomeno nel risultato fnale, frutto evidente di una vera e propria band, grazie in particolare all’inserimento alla batteria e percussioni di Simone Cavina. Cavina affanca naturalmente la già affatata coppia che porta avanti la ragione sociale Comaneci da quasi dieci anni, quella composta dal chitarrista (e molto altro) cesenaticense Glauco Salvo e dalla cantante (qui, come nei live della band, anche a chitarra e piano elettrico) ravennate Francesca Amati, che i Comaneci li ha fondati appunto nell’ormai lontano 2005.
Le 12 canzoni di “Rob a Bank” – affascinante già a partire dalla copertina grazie all’artwork curato dall’illustratrice Mara Cerri – rappresentano una sorta di summa dell’arte musicale dei Comaneci, arte che prende ispirazione in primis dall’America (delizioso il banjo in “Lovers”) e in particolare da un blues primitivo aggiornato al presente, con l’ausilio anche di un’elettronica povera che è spesso il valore aggiunto di molti brani, anche solo grazie a fruscii di sottofondo (l’iniziale “I Want You All” pare quasi una dichiarazione d’intenti).

Un viaggio sonoro che parte dai Califone e arriva fn quasi a Bristol nei momenti più astratti, senza disdegnarne altri più immediati, torch songs o canzoni dal sapore perfno bucolico (la parte fnale di “Plainsong”). Un viaggio, ancora, che chiude un cerchio, toccando qualcosa che potrebbe somigliare alla classica contemporanea per poi sfociare in una sorta di violenza repressa in uno degli apici dell’album, “Cocoon”. La voce di Francesca non è mai stata così centrata, a volte quasi diffcile da riconoscere (in un pezzo deliziosamente etereo e sospeso come “The Lake”, per esempio), controllata e sicura nel toccare registri diversi. Un disco fuori dal tempo eppure così contemporaneo, registrato in una villa nella campagna marchigiana da Mattia Coletti, da sempre legato al progetto e che ne restituisce alla perfezione il suono, così internazionale, eppure così, in una parola, Comaneci.