Presidio di Bologna Prende Casa e Asia-Rdb contro la gestione comunale dell’emergenza abitativa. “Il problema è economico, non è affare da servizi socio-sanitari”. A Bologna diecimila domande per case popolari.

“Le politiche abitative oggi sono fortemente delegate ai servizi sociali e chi ha un problema abitativo oggi viene trattato come se avesse un problema di tipo socio-sanitario, senza invece riconoscere che il problema è legato alla crisi economica”.
È questo il presupposto alla base della mobilitazione di Bologna Prende Casa e Asia-Rdb, che questa mattina hanno dato vita ad un presidio in piazza Liber Paradisus, davanti alla nuova sede del Comune.

Gli attivisti non ci stanno a vedere trattate le persone che hanno un problema abitativo, nato a causa della perdita del lavoro o della precarietà, come malati psichiatrici o anziani soli e lamentano risposte contraddittorie o assenti da parte degli uffici comunali.
Lidia Triossi, responsabile di Asia-Rdb, spiega ai nostri microfoni da dove nasce il problema: “Occorre cercarlo là dove ci sono grandi proprietari, negli alloggi sfitti, nel caro affitti e nell’alto numero di sfratti”. Secondo la sindacalista le risposte si possono trovare solo andando a colpire la causa del problema.

L’emergenza abitativa a Bologna si aggrava giorno dopo giorno. Gli ultimi dati disponibili parlano di 10mila domande per la graduatoria di case popolari, con una crescita di 900 domande ogni sei mesi; per contro le assegnazioni sono in media di 3-400 case all’anno (nemmeno il 5% della domanda).
Le ultime statistiche, inoltre, rivelano che una famiglia su 4 è in precarietà abitativa nella nostra città. Tradotto: non è ancora in stato di emergenza, ma è a forte rischio di non riuscire più a pagare la rata del mutuo o dell’affitto.
Sono invece oltre 3500 gli sfratti richiesti, di cui oltre il 95% sono per morosità. Dato che a Bologna cresce quasi del 50% l’anno.

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