Alla fine sono arrivate le condanne. Quattro mesi di reclusione per tre degli imputati, assolti gli altri. La vicenda è quella delle proteste seguite alla morte di Abd Elsalam Ahmed Eldanf nel 2016.
I fatti sono questi. Nel settembre del 2016, a Piacenza, è in corso una dura trattativa sindacale. I lavoratori della logistica Gls protestano contro il mancato rispetto di un accordo firmato qualche mese prima, che prevedeva la stabilizzazione dei precari dello stabilimento. L’azienda, denunciano allora i rappresentanti dei lavoratori, ha ignorato i patti e chiamato a lavorare nuovi precari. Abd Elsalam Ahmed Eldanf – che tutti chiamano solo Abd Elsalam – è assunto a tempo indeterminato, la vertenza non lo riguarda direttamente. Ma è un sindacalista della Usb, delegato nello stabilimento piacentino, ed è lì a difendere i suoi colleghi.

«Il diritto allo sciopero è sotto attacco, specie nella logistica»

Il 14 settembre gli animi alla Gls di Piacenza sono infuocati. Nel corso delle assemblee tenute durante la giornata alcuni rappresentanti dell’azienda avrebbero risposto «vi sparo» a chi tra i lavoratori parlava di blocco dei TIR in partenza dallo stabilimento come forma di protesta. Poi tutto precipita poco dopo le undici e trenta di sera: la trattativa fallisce, i lavoratori guidati dal sindacato Usb iniziano a bloccare i cancelli dello stabilimento e, nel giro di pochi minuti, un camion travolge Abd Elsalam Ahmed Eldanf. Da subito Procura e Digos parlano di un semplice incidente. Una versione messa in dubbio da alcune ricostruzioni giornalistiche (su tutte Cosa non torna sulla morte dell’operaio a Piacenza di Alessandro Leogrande per Internazionale) e sopratutto dai colleghi dello stabilimento e del sindacato, che immediatamente definiscono quanto accaduto come omicidio.

Le istituzioni giudiziarie hanno dato ragione alla versione di Procura e proprietari dell’azienda. Nessuno è mai stato condannato per la morte di Abd Elsalam Ahmed Eldanf. Ma un altro filone giudiziario è rimasto invece attivo negli anni, ed è quello che ha portato alle condanne di questi giorni.
Immediatamente dopo la morte del sindacalista l’organizzazione cui apparteneva ed altre realtà della sinistra e del lavoro organizzato hanno dato vita a proteste in tutta Italia. A Roma e a Bologna queste manifestazioni si sono concluse con una sequela di denunce: le forze dell’ordine accusano i manifestanti di lancio di oggetti, cariche, resistenza a pubblico ufficiale. Mentre l’uccisione di Abd Elsalam fatica ad arrivare nelle aule di tribunale, i processi contro le attiviste e gli attivisti procedono fino, appunto, alle sentenze appena arrivate. Alcuni assolti, gli altri condannati.

Gli imputati bolognesi e le organizzazioni che li sostengono si sono dati appuntamento questa mattina di fronte al tribunale in Via d’Azeglio. «Questo tribuale non ha avuto il coraggio di ammettere che la ricostruzione dei fatti fornita dalla Digos a proposito delle proteste seguite alla morte del nostro delegato è assolutamente fantasiosa» ci dice Fabio Perretta dell’USB, uno dei condannati. «Di fronte alla giusta rabbia di chi protestava ci si è inventato che si sia caricato di nostra iniziativa, che si siano lanciati oggetti, che ci fosse la volontà di vendicarci. Ecco, il dibattimento e i video esposti al processo hanno dimostrato chiaramente che questo non era vero. Rimane il fatto che dal 2016 ad oggi i padroni della logistica continuano a fare quello che vogliono, e c’è spazio per la violenza contro i sindacalisti».

«Oggi vediamo che il diritto allo sciopero è messo sotto attacco – penso ad esempio alle decisioni della commissione di garanzia sugli scioperi, che più che proteggere i diritti dei lavoratori protegge Confindustria e i padroni. Il problema delle condizioni di lavoro inumane non riguarda solo la logistica. Solo pochi giorni fa un bracciante è morto mentre lavorava sotto il sole cocente a causa delle alte temperature» prosegue Marta Collot, portavoce di Potere al Popolo e anch’essa tra le condannate. «Già Salvini coi Decreti Sicurezza ha ristretto la libertà di protestare, e oggi il governo Draghi con tutti dentro prosegue sulla stessa linea. Per non parlare delle dichiarazioni di Alverani nella nostra Regione sulle ulteriori limitazioni agli scioperi».

ASCOLTA L’INTERVISTA A FABIO PERRETTA E MARTA COLLOT:

Lorenzo Tecleme

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