Un documentario di comunità per raccontare la quarantena. È il progetto lanciato da tre coinquilini bolognesi, che invitano tutte e tutti a partecipare alla costruzione di una narrazione collettiva della situazione che stiamo vivendo. Il progetto riprende l’idea sviluppata inizialmente da Ridley Scott con “Life in a Day” e successivamente da Gabriele Salvatores con “Italy in a Day”, e risponde alla necessità di reinventarsi come video-maker per coniugare la volontà di raccontare questo momento storico con il divieto di uscire di casa.

Quarantena: il documentario collettivo

Roberta Valente, Gianluca Iarlori e Alessandro Domanico sono tre coinquilini, film-maker e antropologi, ideatori del progetto “Quarantena – documentario collettivo”. Il documentario, così come un po’ tutto in questi giorni, è nato tra le mura di casa, e si propone di raccontare le vite che in modi diversi dietro a quelle mura stanno continuando a svolgersi. Un’idea originale che può aiutare anche a rimettere in prospettiva questi giorni confusi, ricordandoci che si tratta di un periodo e aiutandoci a immaginare un dopo-quarantena. “Una volta che tutti saranno liberi – ironizzano infatti i video-maker – noi continueremo la nostra reclusione per montare il documentario, che verrà poi pubblicato online”.

Per quanto riguarda le indicazioni tecniche per la partecipazione, l’invito a rivolto a tutte e tutti, a Bologna come nel resto d’Italia. Per partecipare basta inviare un filmato della durata massima di cinque minuti tramite WeTransfer all’indirizzo quarantena.doc@gmail.com. Non è importante quale strumento di ripresa si usi, se uno smartphone o una videocamera, purché l’inquadratura sia in orizzontale. La scadenza per partecipare per ora è il 4 aprile, ma potrebbe essere prorogata. Unitamente al filmato è necessario inviare anche il modulo per l’autorizzazione ai diritti d’immagine per tutti i soggetti che compaiono nel video e ai diritti d’autore (clicca qui per scaricare il modulo).

Oltre ai filmati, nella pagina facebook del progetto gli ideatori sottolineano che “Ci piacerebbe dare spazio anche a chi sta trovando nella segregazione forzata un incentivo a sviluppare la propria creatività, inerente a qualunque ambito artistico: ad esempio, le vostre produzioni musicali create in questi giorni, che potranno diventare parte della colonna sonora, oppure i vostri dipinti, che potranno far parte della locandina del film”.

Anna Uras

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