Si sono trasformate in segnalazioni le proteste scatenate dal nuovo spot di Fca per promuovere la Jeep Renegade.L’utilizzo strumentale di bambini per far leva sui genitori e il claim dello spot smaccatamente classista non sono piaciuti a molti compresa la rete Strade scolastiche-school streets, che ha inoltrato diverse segnalazioni all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (Iap), chiedendo che lo spot venga ritirato.

Pubblicità Fca, lo spot incriminato

Lo spot che ha generato tante critiche è ambientato in un contesto urbano colpito da una grande nevicata, come non se ne vedono più in epoca di riscaldamento globale. Un padre a bordo della Jeep Renegade accompagna a scuola il figlio, che guarda dal finestrino altri bambini giocare a palle di neve e intanto canta “All by myself”.
Arrivato a scuola, si ritrova solo nell’aula deserta, ma poco dopo viene raggiunto da una compagna, anche lei accompagnata da un genitore che guida il fuoristrada. E il claim: “Non tutti i genitori guidano una jeep”.

Dallo stretto punto di vista semantico, lo spot dice il contrario di quello che il committente vorrebbe comunicare. Mentre gli altri bambini giocano e si divertono insieme sulla neve, infatti, il bambino portato a scuola in Jeep si ritrova in una quasi totale solitudine, che dalla sua prospettiva non è entusiasmante. Il messaggio, però, è rivolto ai genitori e identifica nel prodotto reclamizzato uno status symbol di ricchezza che li distinguerebbe dagli altri.

Perché lo spot viene criticato

I problemi evidenziati dai detrattori della pubblicità sono molteplici, a partire dall’uso strumentale dei bambini per far leva sui genitori.
“Lo spot va contro i diritti dei minori – spiega ai nostri microfoni Simona Larghetti della rete Strade scolastiche-school streets – In teoria, per legge, non si potrebbero utilizzare i bambini per vendere dei prodotti. Possono comparire nelle pubblicità, ma non possono essere strumentalizzati in questa maniera”.
I bambini, sottolinea ancora Larghetti, sono la parte più fragile della società, non sono solo dei consumatori, ma sono dei soggetti in via di apprendimento che vanno tutelati.

Lo spot, inoltre, promuove uno stile di vita nocivo, sia perché pubblicizza un mezzo di trasporto inquinante, sia perché disincentiva l’attività fisica dei bambini, in un contesto in cui la sedentarietà porta al sovrappeso e all’obesità in un numero crescente di casi. Un rapporto di Unicef certifica come in Europa dal 1975 ad oggi l’obesità infantile sia triplicata.
Infine la questione del classismo. “Chi va in bicicletta tutti i giorni come noi – osserva Larghetti – sa che i nostri figli, che pure hanno una salute di ferro, spessono tornano a casa e riferiscono che i compagni li hanno bollati come poveri perché non hanno l’automobile”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SIMONA LARGHETTI: