Il Ministero dell’Ambiente si prepara ad autorizzare l’abbattimento di 60 lupi all’anno. Per gli animalisti il governo cede alle pressioni di cacciatori e allevatori. Per Marco Albino Ferrari, autore del libro “La via del lupo”, il problema reale sono i cani vacanti e occorre abbandonare il sistema dei risarcimenti per aiutare invece gli allevatori a difendersi.

“Deroghe al divieto di rimozione del lupo dall’ambiente”. È con un’espressione burocratica che il Ministero dell’Ambiente, in un documento preparato con l’Unione zoologica italiana, si appresta a dare il via libera ad un piano di abbattimento dei lupi.
Il provvedimento, che ha già sollevato alcune interrogazioni parlamentari e una bufera di polemiche da parte degli animalisti, suona a questi ultimi come un cedimento alle pressioni delle lobby dei cacciatori e degli allevatori, che da anni vorrebbero avere licenza di uccidere il predatore, faticosamente e onerosamente reinserito in Italia dopo il rischio estinzione.

La proliferazione di lupi negli ultimi anni, anche grazie ai piani di protezione e alle risorse stanziate dagli anni ’70 (quando il lupo era quasi estinto) ad oggi, ha fatto arrabbiare i cacciatori, che nel lupo vedono un rivale, e gli allevatori, che subiscono perdite nelle greggi in seguito agli attacchi degli animali.
Tutta la materia, in realtà, è avvolta nella nebulosa. Incerto è il numero esatto degli esemplari presenti in Italia, dal momento che i censimenti sono soggetti a molte variabili e molti errori. Le stime parlano di un numero di lupi che va dai 1.070 ai 2.452 sulla dorsale appenninica – da cui il lupo è risalito durante le fasi di ripopolamento – e tra i 100 e i 150 sulle Alpi.

Incerti sono anche i danni reali creati dai lupi agli allevatori. Può succedere, infatti, che gli attacchi al bestiame vengano effettuati anche da cani inselvatichiti o altri predatori.
Il vero problema sono proprio i cani vacanti – osserva ai nostri microfoni Marco Albino Ferrari, autore del libro “La via del lupo – Cani che si sono ibridati coi lupi e che, per questo, non hanno paura degli umani, ma che verso questi ultimi possono essere molto aggressivi”. Secondo Ferrari, dunque, servirebbe un piano di controllo di questi ultimi animali.

Nella questione, putroppo, non mancano nemmeno i casi di truffa da parte di allevatori che si inventano danni per accedere ai risarcimenti. Diverse, infatti, sono le sentenze di tribunali in giro per l’Italia che vanno in questa direzione.
Bisognerebbe abbandonare il sistema dei risarcimenti – sostiene Ferrari – perché alimenta un sentimento di vittimizzazione dell’allevatore, che non sarà mai soddisfatto. Molto meglio, invece, aiutare le persone a prevenire gli attacchi, ad esempio finanziando l’acquisto di un cane da guardia o l’installazione di reti elettrificate”.

Dopo le polemiche, il Ministero ha specificato che il piano dovrà seguire criteri scientifici e che il numero di esemplari che potranno essere abbattuti ogni anno si aggira sulla sessantina.
Il rischio, infatti, è che dare il via libera alle doppiette fai-da-te possa procurare più danni che altro. Gli etologi spiegano che abbattere un capobranco può ottenere addirittura l’effetto opposto a quello sperato, dal momento che il branco si disperderebbe e le coppie subalterne, che per motivi di gerarchia non potevano riprodursi, comincerebbero invece a figliare.

L’autore de “La via del lupo“, però, mette in guardia dall’affrontare il problema da un punto di vista emotivo, come fanno spesso le persone che non vivono in territori agresti.
Il lupo non rischia più l’estinzione e continua ad essere un animale protetto – osserva Ferrari – È necessario, anche ai fini della conservazione della specie, trovare un equilibrio per la convivenza con l’uomo”. Paradossalmente, dunque, un piano di abbattimento di un numero limitato di esemplari, secondo l’esperto potrebbe addirittura favorire la tutela del lupo, ma per il momento prevale lo scetticismo, dal momento che un piano serio richiede ricerche molto costose.
“Come succede spesso in Italia – commenta amaramente Ferrari – non si farà nulla e si chiuderà un occhio verso chi in autonomia elimina dei capi”.