Mancano una ventina di giorni alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, che si terranno il 3 novembre. La contesa è tra il presidente uscente Donald Trump, in cerca di una conferma per il secondo mandato, e il rivale democratico Joe Biden, che è dato in testa nei sondaggi.
Quelle del 2020 però si configurano come presidenziali particolari, sia per il contesto globale legato alla pandemia, sia per la polarizzazione e le tensioni sociali che si registrano negli Stati Uniti.

L’ultimo numero di Jacobin Italia è proprio dedicato al tema ed ha un titolo con un gioco di parole emblematico: “Burn in the Usa“. Riprendendo il celebre successo di Bruce Springsteen, la redazione del magazine socialista evoca un Paese che brucia. Ai nostri microfoni Lorenzo Zamponi di Jacobin Italia scatta una fotografia sugli Usa a pochi giorni dal voto.

Presidenziali Usa: il voto in una situazione caotica

“Queste elezioni arrivano in una situazione difficile, al limite del caotico – osserva Zamponi – Da una parte una gestione negligente, per usare un eufemismo, della pandemia da parte di Trump, che ha portato gli Stati Uniti ad essere il primo Paese al mondo per numero di vittime, dall’altra una polarizzazione sociale e politica fortissima all’interno della popolazione americana. Nelle ultime settimane abbiamo addirittura visto l’organizzazione di milizie armate di bianchi contro i manifestanti di Black Lives Matter”.

Alcuni hanno evocato la “guerra civile”, un’espressione forte e non verosimile, che però rivela una forte disgregazione del tessuto sociale e una grande sfiducia nei confronti delle istituzioni. Una parte della popolazione è di fatto esclusa dai benefici del sistema e la presenza delle istituzioni in certi quartieri e in certe città è limitata all’azione violenta della polizia, mentre mancano all’appello il welfare, i servizi, il sostegno.

Per Trump, che nella campagna elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca parlava di far tornare grande l’America, lo scenario è invece quello piuttosto inedito negli ultimi decenni di un presidente uscente che rischia fortemente di non essere confermato. “Normalmente un presidente che si ricandida punta sul fatto che nei quattro anni del suo mandato la situazione sia migliorata – sottolinea Zamponi – Tutti ricordiamo lo spot di Reagan ‘It’s morning again in America’, ecco: questa non è la situazione in cui si ricandida Trump”.

L’alternativa di Biden è il non essere Trump

Quali sono però gli elementi che favoriscono Biden? Rappresenta una vera alternativa a Trump? Su questo il redattore di Jacobin è abbastanza sicuro: “L’alternativa è il fatto di non essere Trump e viene premiato per la voglia di elettorato di tornare alla normalità, a prima della crisi e dell’epoca di Trump. Su tutto il resto ci sono moltissime perplessità perché è una persona anziana, che generazionalmente è diversa dalle nuove ondate progressiste che avvengono negli Stati Uniti, che spesso è stata messa in discussione per le sue prese di posizione passate ad esempio rispetto ai temi razziali. È una persona ancorata a un certo consenso centrista che di sicuro non propone risposte al radicalismo crescente all’interno della sinistra americana”.

Il ritorno al passato agognato da una fetta consistente dell’elettorato, però, non sembra essere uno scenario possibile, perché nel frattempo il mondo è cambiato.
La proposta di Biden e della candidata vicepresidente Kamala Harris resta però ben ancorata nel consenso centrista, sottolinea Zamponi. “Sui temi della sanità pubblica universale, sul tema del salario minimo non ha concesso molto – aggiunge il redattore di Jacobin Italia – E anche sui temi razziali, pur avendo condannato le violenze della polizia, c’è stata la presa di distanza costante rispetto ai movimenti, anche per il fatto che i repubblicani tentano di associare Biden ai movimenti e alla sinistra per allontanare l’elettorato moderato”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LORENZO ZAMPONI: