«Una volta un amico canadese, mio e di mia moglie, ci disse scherzando “voi americani siete l’unico Paese che ha preso sul serio la democrazia”. (Non ci stava facendo un complimento). E io gli risposi, “Sì. Bé, più o meno. Lo suppongo, certo”.
“Più o meno” perché assieme a queste radicate certezze illuministiche nutriamo anche un profondo sospetto nei confronti del governo, sentimento che abbiamo ereditato dagli inglesi. E una parallela ossessione per i diritti di proprietà, come se ci si potesse fidare solo della terra. E ancora in relazione a questo, una sfiducia nella reciprocità, una xenofobia dilagante ed endemica, una religiosità stucchevole e poco profonda e la convinzione che i problemi umani complessi possano (e probabilmente debbano) essere “risolti” semplicemente spostandosi altrove, perché c’è sempre un altrove in cui andare. L’indipendenza, che è iniziata per l’America come un mantra con cui ci siamo liberati dall’oppressione britannica per essere ancora più liberi di affilarci efficacemente con il mondo, si è calcificata fino a diventare una parola d’ordine per un isolamento mediocre e oscurantista. Qualcosa in tutto questo vi suona famigliare? State vedendo un volto umano materializzarsi e venire fuori dal gorgogliante miscuglio?»

Richard Ford, Sono un patriota. Salviamo l’America, da “La Lettura” (domenica 11 ottobre)

Gli Stati Uniti si avviano a concludere una campagna elettorale che ha superato le soglie della tradizionale spettacolarità di questi appuntamenti: non soltanto per la pandemia, che sicuramente ha allargato la frattura sociale presente nel paese, ma soprattutto per la maniera con cui Donald Trump ha imposto il dibattito politico ed elettorale in cui ha profilato il rischio, o meglio una minaccia, addirittura di una guerra civile. Per quanto molti statunitensi si sentano arrivati ad un punto di non ritorno, in cui “The Donald” rappresenta un fenomeno inedito, in realtà la storia degli Usa rappresenta, come scritto da Richard Ford, qualcosa di endemico nella storia di questo paese che è nato certo dalla voglia di libertà e di un mondo nuovo dopo le persecuzioni religiose dei pellegrini del Mayflower, ma soprattutto dallo sterminio dei nativi e dalla deportazione e poi la segregazione violenta degli schiavi dall’Africa.

Presidenziali Usa, consigli di lettura per capire il continente

Gli Stati uniti sono un paese quindi contraddittorio, complesso che va capito e scoperto: come redazione di Vanloon, composta da storiche e storici, abbiamo pensato di proporvi una lista di letture, fra romanzi e libri di storia, che possono tracciare dei sentieri per cercare di orientarci e recuperare le radici di questo presente complesso e apparentemente pauroso. Ricordiamoci però, come scoprirete dai nostri suggerimenti, che la violenza, soprattutto quella di classe è la vera linea che ha attraversato tutta la storia di questo paese: una violenza che si è tradotta in massacri, linciaggi e cacce agli schiavi, ma anche in una violenta segregazione razziale durata per due secoli e in una marginalizzazione della povertà che si vive tanto nelle grandi città quanto negli immensi stati agricoli.

Qualunque sia l’esito delle prossime presidenziali, gli Stati uniti rimarranno una nazione violentemente divisa, tanto dal punto di vista razziale quanto sociale.
Noi cercheremo di capirli, di conoscerli e magari scoprirli in viaggio.

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