È passato più di un mese dal crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto e costato la vita a 43 persone. Da allora sono state fatti molti proclami e sono circolate moltissime teorie rispetto alle cause del crollo e alle responsabilità. Insieme al giornalista genovese di Repubblica Marco Preve abbiamo fatto un punto della situazione e dello stato delle indagini.

Ponte Morandi: ad un mese dal crollo il prilo sopralluogo

A più di un mese dal crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto, si è svolto oggi il primo sopralluogo per effettuare la repertazione dei detriti alla presenza dei consulenti legali di indagati, familiari delle vittime e feriti. I tre periti nominati dal Gip Angela Nutini avranno 60 giorni di tempo per effettuare le operazioni di sopralluogo e di repertazione dei detriti, mentre la prossima udienza in tribunale è prevista per il 17 e 18 dicembre.

Quello che è iniziato è l’incidente probatorio – spiega Marco Preve, giornalista genovese di Repubblica – ovvero una fase processuale in cui vengono fissati i cosiddetti elementi di prova. Questo primo incidente porbatorio servirà soprattutto a fissare qual’è lo stato dei monconi, ed è finalizzato soprattutto a poter dissequestrare tutta l’area in modo che poi si proceda alla demolizione e poi alla ricostruzione del ponte. Ci sarà poi un secondo incidente probatorio che avrà il compito molto più dettagliato di definire quali possano essere state le origini del crollo”.

Continuano nel frattempo gli interrogatori nell’inchiesta sul crollo del ponte, con il numero degli indagati salito a 21. Sabato 29 settembre è stato ascoltato Bruno Santoro, dirigente della Divisione 1 ed ex membro della commissione ispettiva incaricata inizialmente dal Ministero dei Trasporti dopo la tragedia. Santoro è stato ascoltato dai magistrati di propria iniziativa, ed è stato il primo interrogato a non fare scena muta. Ha spiegato quale fosse il suo ruolo nella Divisione 1 e ha detto di non aver mai nemmeno visto il progetto di retrofitting del ponte Morandi che, invece, sarebbe stato inviato ai colleghi della quarta Divisione, anello importante nella catena della vigilanza sulla struttura e sulla sicurezza del viadotto. Proprio a seguite delle dichiarazioni di Santoro ieri sera è stato iscritto alla lista degli indagati un diregente della Divisione 4, portando a 21 il numero delle persone indagate tra ministero delle Infrastrutture, Autostrade, Spea e Provveditorato, oltre alle due società, Aspi e Spea

Nel frattempo il 29 settembre è entrato in vigore il cosiddetto Decreto Genova, che dovrà essere trasformato in legge entro due mesi, ma ha già sollevato controversie. Il decreto sancisce l’esclusione di Autostrade dai lavori di ricostruzione, che probabilmente verrà affidata a Fincantieri, e prevede la nomina di un Commissario straordinario per la ricostruzione che dovrà essere nominato entro il 9 ottobre e resterà in carica per un anno e potrà essere rinnovato fino a un massimo di 3 anni.  Sul nome del Commissario è però in corso un braccio di ferro politico tra Salvini e il M5s, che in queste ore si stanno opponendo alla nomina conflittuale di Claudio Gemme, manager di Fincantieri.

“Nonostante le promesse delle prime ore – sottolinea Preve –  c’è una sorta di rallentamento dovuto proprio a questioni prettamente politiche. La prima è che c’è stato il Decreto ma gli enti locali non sono contenti perché non ci sarebbero abbastanza soldi iniziali soprattutto per il Porto di Genova, ma anche le procedure fissate per i risarcimenti hanno sollevato alcune critiche sia dagli sfollanti sia dagli enti locali. E poi c’è questo nodo del Commissario. Era appena stato emanato il decreto e Salvini aveva già annunciato il nome di Gemme, ma ci sono grossi ostacoli per la sua nomina. Insomma, nelle prossime ore si vedrà, ma ancora una volta quello che è certo è che c’è un ritardo sui tempi”.

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