Da un lato la «preoccupazione» della presidente della Commisione europea Ursula von der Leyen, ma anche la velata minaccia di azioni, in particolare con sanzioni all’interno delle procedure di infrazione e del meccanismo di condizionalità ed altri strumenti finanziari. Dall’altra la replica orgogliosa del premier polacco Mateusz Morawiecki, che da un lato ricorda i sacrifici storici della Polonia contro nazisti e bolscevichi e, dall’altro, lamenta attacchi e doppi standard di trattamento dei Paesi membri.

È una giornata ad altissima tensione quella che si sta consumando in seno alle istituzioni europee che vedono la contrapposizione tra la Commissione europea e la Polonia. Lo scontro frontale, tuttavia, non comincia oggi, né con la sentenza della Corte costituzionale polacca, che ha sostenuto la supremazia del diritto nazionale rispetto a quello comunitario, che è sembrata la miccia che ha fatto esplodere la vicenda.

Lo scontro tra Polonia e Commissione europea

«In realtà è una tensione che ormai si protrae da diversi anni – osserva ai nostri microfoni Maria Savigni, giornalista di East Journal – e riguarda soprattutto la riforma della giustizia e tutta una serie di riforme che il partito di governo in Polonia ha attuato dal 2015».
La sentenza della corte polacca che ha affermato la supremazia nazionale, in realtà, non è l’unica che si è registrata nei Paesi europei, quindi non deve sorprendere. «Anche la Corte costituzionale italiana, nel 2014, disse che in caso di controversie il diritto italiano veniva prima di quello europeo, soprattutto per ciò che concerne i diritti fondamentali», osserva Savigni.

Il problema, però, sembra essere una perdita di autonomia della magistratura polacca dalla politica, proprio a causa delle riforme, e il venir meno del livello europeo per tutelare i diritti delle persone.
Tutto rientra in un lungo processo di allontamento dalle istituzioni europee che Varsavia ha intrapreso già da alcuni anni e che hanno portato la Commissione ad esprimere preoccupazione e avviare procedure d’infrazione, in quella che sembra ormai una soap opera.

Lo scenario della Polexit è verosimile?

«È difficile prevedere lo sbocco della crisi – spiega la giornalista di East Journal – perché nonostante lo scontro la Polonia è un Paese che ha un altissimo livello di gradimento rispetto alla partecipazione all’Unione Europea».
I fondi europei stessi, la presenza di multinazionali straniere nel Paese che danno lavoro e la possibilità dei cittadini polacchi di poter emigrare e stabilirsi senza problemi in altri Paesi membri fa sì che nella percezione comune l’appartenenza all’Ue sia vista con favore e il premier Morawiecki sembra averlo molto presente.

Per contro, l’iter delle sanzioni europee sembra piuttosto lungo e complicato anche dal sostegno che altri Paesi europei, come Ungheria, Repubblica Ceca e in generale il gruppo Visegrad riservano a Varsavia e che potrebbero portare ad opporre ostacoli in sede di Consiglio europeo.
La Polexit, dunque, non sembra uno scenario ipotizzabile al momento, ma resta da vedere come si protrarrà e quanta intensità avrà lo scontro con le istituzioni europee.

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