La Plastic Tax, la nuova imposta che il governo vorrebbe introdurre per gli imballaggi di plastica, ha prodotto un cortocircuito nel dibattito pubblico.
Il presidente uscente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ha sostenuto che una tassa del genere rischia di fargli perdere le elezioni, perché lungo la via Emilia operano molte imprese di packaging. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri lo ha però rassicurato, promettendo di rimodulare le esenzioni dalla tassa. Ma la discussione non si è sopita e la stampa di destra ed industriale è arrivata a sostenere che l’imposta pensata per le aziende produrrà un balzello sulle famiglie che si attesterebbe a 300 euro.
Il ministro Luigi Di Maio ha definito “dibattito surreale” quello che si è sviluppato attorno al tema.

Plastic Tax, una tempesta in un bicchier d’acqua

Quando i giovani di tutto il mondo sono scesi nelle piazze per lo sciopero globale sul clima, i partiti politici hanno fatto a gara a mostrare il proprio appoggio, se non un vero e proprio endorsement, nei confronti del movimento #FridayForFuture. Ma tra le dichiarazioni d’intenti e l’azione si sta palesando una distanza consistente, utile a capire chi fa sul serio e chi invece no.
Dalle informazioni che si hanno fino a questo momento, la tassa ammonterebbe ad un euro per ogni kilogrammo di imballaggio di plastica. Per fare un esempio, il rincaro per una bottiglia di plastica, che pesa circa 30 grammi, sarebbe di 3 centesimi. Ben più alto, invece, l’impatto che quella stessa bottiglia ha sul pianeta.

Gli ambientalisti di Greenpeace reputano “una buona intuizione” la tassa, ma sottolineano che il disincentivo, da solo, non basta. “Il punto riguarda un sistema che non funziona e che deve essere cambiato – scrive in un commento Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento dell’associazione – Per questo, la tassazione dovrebbe essere accompagnata da una serie di sgravi e incentivi per il ricorso ad alternative a basso impatto ambientale, come lo sfuso o i sistemi basati sulla ricarica e il riutilizzo dei contenitori”.

Che la manovra sia perfettibile è sostenuto anche da Legambiente, attraverso il suo presidente Stefano Ciafani. “Questa norma sacrosanta deve essere migliorata – osserva – La tassa non deve riguardare i manufatti riciclati e va estesa a tutti i prodotti plastici e non solo agli imballaggi”.
Legambiente fa anche due conti: la misura colpisce solo gli imballaggi di plastica, pari a 2 milioni di tonnellate all’anno, e non riguarda tutti gli altri prodotti in plastica, che arrivano ad una produzione di circa 4 milioni di tonnellate.

Plastic Tax, l’obiettivo deve essere la riconversione

Per Legambiente, la tassa è un’occasione per la riconversione delle aziende. E sottolinea i passi già compiuti: il nostro Paese ha già messo al bando i sacchetti di plastica tradizionale per l’asporto merci, i sacchetti ultraleggeri per frutta e verdura, i cotton fioc in plastica e l’uso delle microplastiche nei prodotti cosmetici da risciacquo. Inoltre l’Italia è stato il primo ad inventare il polipropilene (il Moplen di Gino Bramieri in Carosello) negli anni ’60 e le bioplastiche compostabili prodotte da scarti vegetali e rinnovabili negli anni ’90.
“Per questo auspichiamo che da parte del mondo industriale italiano arrivi un altro scatto di orgoglio e di innovazione che, partendo da una nuova tassazione sulla plastica vergine e contro l’usa e getta, permetta al paese di mantenere quella leadership nel settore che nel passato ci ha visti primeggiare a livello mondiale”, scrivono gli ambientalisti.

Plastica, un impatto devastante

La plastica è considerata la seconda emergenza ambientale globale dopo la crisi climatica e rappresenta il 95% dei rifiuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge del Mediterraneo. A produrre più inquinamento nel nostro mare sono Turchia e Spagna, seguite da Italia, Egitto e Francia.
L’Europa, il secondo maggiore produttore di plastica al mondo dopo la Cina, riversa in mare ogni anno tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130 mila tonnellate di microplastiche. Il suo principale serbatoio è proprio il Mediterraneo che rischia di trasformarsi in una vera e propria “trappola di plastica”.
A livello globale i numeri sul consumo di plastica fanno ancora più impressione: 5 bilioni di buste ogni anno, 25 milioni di tonnellate di rifiuti ogni mese, un milione di bottiglie ogni giorno.