Sono stati catapultati all’improvviso sulle prime pagine nazionali e, come ai tempi della Uno Bianca, con lo stigma di quartiere degradato. Le cittadine e i cittadini del Pilastro, quartiere periferico della nostra città, però non accettano la gogna che Matteo Salvini, con il suo gesto inqualificabile del citofono, ha gettato sul quartiere e su una famiglia che ci abita.
Per questo motivo scenderanno in piazza oggi pomeriggio per un presidio che si terrà alle 18.00 nel parco Mitilini – Moneta – Stefanini zona biblioteca Spina.

Pilastro: luoghi comuni e realtà

Nato all’inizio degli anni Sessanta per accogliere l’inurbamento e l’immigrazione dal meridione verso la città, il rione ha subìto negli anni diversi interventi edilizi. Ricco di edilizia residenziale pubblica, il Pilastro ha sempre avuto una connotazione popolare proprio perché i suoi abitanti non appartenevano a ceti ricchi. Alla fine del secolo scorso, inoltre, all’immigrazione interna si è accompagnata l’immigrazione esterna, rendendolo una zona multietnica e multiculturale della città.

Alla base di alcuni dei problemi che storicamente ha manifestato il Pilastro ci fu la presenza di confinati mafiosi, una politica giudiziaria operata proprio negli anni di nascita del rione. Povertà e presenza di esponenti della criminalità organizzata sono sempre bastati, per una città borghese come Bologna, ancorché quasi sempre amministrata dalla sinistra, per ritenere il Pilastro una zona pericolosa e malfamata. Una diceria razzista dell’epoca, che circolava anche nelle sezioni del Pci, è che al Pilastro coltivassero il prezzemolo nella vasca da bagno e nel bidet.
Al racconto macchiettistico di certa stampa, in aggiunta, bastano piccoli reati e la presenza della prostituzione e di comportamenti sintomo di disagio sociale, come la tossidipendenza, per confermare le tesi.

Ma è nel 1991 che arrivò un nuovo stigma: la sera del 4 gennaio tre carabinieri (Andrea Moneta, Otello Stefanini e Mauro Mitilini) furono trucidati con una raffica di colpi in via Casini. Nel 1994, con gli arresti dei membri della banda della Uno Bianca si arrivò a comprendere la strage, avvenuta per puro caso. I fratelli Savi, membri della banda della Uno Bianca, si trovavano di passaggio nel quartiere, mentre si stavano recando nel comune di San Lazzaro di Savena con l’intenzione di rubare una macchina da utilizzare in una delle loro azioni criminali. Vedendo davanti a loro una Fiat Uno con a bordo i tre carabinieri, i criminali decisero improvvisamente di sparare, cogliendo impreparati i militari che furono crivellati di colpi.

La reputazione che aveva già il quartiere, del resto, portò ulteriore pregiudizio nei confronti dei suoi abitanti. Un pregiudizio che si misura ancora oggi guardando, ad esempio, il prezzo degli immobili nella zona, che rimane uno dei più bassi della città di Bologna.
Eppure, negli ultimi vent’anni, il Pilastro è molto cambiato e a sottolinearlo sono proprio i suoi abitanti.
Il Pilastro è stato oggetto di una riqualificazione sia urbanistica che socio-ricreativa e culturale – racconta ai nostri microfoni Simone Spataro, presidente del Circolo Arci La Fattoria – Io sono presidente di uno spazio che è l’unica fattoria urbana in Emilia Romagna, quindi è un’eccellenza con la sua didattica per l’agricoltura urbana; nella stessa struttura c’è la pizzeria etica Masaniello; ci sono le nuove Case di Quartiere; l’arrivo di nuove associazioni ha rinfrescato il tessuto sociale, come il Cdp Accaparlante; il Dom fa un lavoro culturale ormai da molti anni”.

Un altro modo di affrontare i problemi

Il presidio di questo pomeriggio non si limita a contestare il gesto del leader della Lega, ma vuole rivendicare una sorta di orgoglio che i suoi abitanti hanno manifestato in molti modi, cercando di affrontare i problemi presenti in una dimensione comunitaria. Non servono, infatti, giustizieri o uomini forti che, sostituendosi alle forze dell’ordine, fingono di “ripulire” il quartiere.
“In questi anni associazioni, singoli cittadini, istituzioni scolastiche, Quartiere San Donato – San Vitale, Comune di Bologna e forze dell’ordine si sono impegnate fortemente per migliorare la qualità del territorio e la vita delle persone – si legge nel comunicato della manifestazione – Molti progetti sono stati realizzati e ci sono ancora tante cose da fare; il Pilastro ha tante eccellenze, un tessuto civico forte e una tradizione di dialogo tra cittadini ed istituzioni”.

“Nessuno nega i problemi ma è importante affrontarli insieme – continua il comunicato – E questo lo stiamo facendo, per percorrere insieme la faticosa strada del riscatto anche da tanti pregiudizi. Non abbiamo bisogno di racconti caricaturali e di passerelle che incitino allo scontro sociale. Abbiamo bisogno invece di una politica che faccia proposte serie e di progetti di collaborazione civica che possano aiutarci a risolvere i problemi del nostro territorio, consolidando la cultura della legalità democratica, del rispetto e della solidarietà”.
“Facciamo questo lavoro quotidianamente – conclude Spatato – senza grandi eventi, ma puntando alla coesione sociale“.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SIMONE SPATARO: