La retata del 25 maggio, che ha portato a 25 misure cautelari, non è il primo problema che si manifesta al Pilastro di Bologna. Ben prima dell’operazione di polizia, Libera aveva realizzato un’inchiesta dalla quale era emersa ciò che la stessa associazione antimafia definisce «l’esistenza e lo sviluppo di una cultura criminale dai tratti e dai linguaggi mafiosi che affonda le radici nella marginalizzazione di cui è vittima il Pilastro e dalla difficoltà di creare presidi sociali forti e riconosciuti dagli/le abitanti del quartiere».

Libera porta il “rider di comunità” al Pilastro Bologna

Tutto nasce da un concerto non autorizzato organizzato al Pilastro per ricordare Nicola Rinaldi, ragazzo ucciso per questioni di droga proprio al Pilastro. Le modalità adottate per l’evento e la scelta del tipo di musica che spesso è associata ad ambienti malavitosi hanno attirato l’attenzione di Libera, che da lì è partita per analizzare la situazione e raccontare in un’inchiesta i problemi della zona bolognese.
«Quella del Pilastro è una situazione abbastanza complicata – osserva ai nostri microfoni Andrea Giagnorio, referente cittadino di Libera – Ci sono tanti giovani che cercano luoghi di aggregazione e anche momenti di confronto».

Per contro, al Pilastro sono presenti anche tantissime realtà associative «che però spesso si ha l’impressione essere un po’ distaccate da tante persone che al Pilastro ci vivono», analizza Giagnorio.
Di qui l’idea di dare vita ad un progetto insieme a Porta Pazienza, la pizzeria che fu di Michele Amendola, prematuramente scomparso pochi mesi fa, con la figura del “rider di comunità“.
«Ci siamo immaginati questa figura per portare inizialmente la pizza di Porta Pazienza e i discorsi sui temi che ci stanno a cuore al Pilastro – spiega il referente di Libera – e poi man mano entrare in relazione con queste persone e portarle a Porta Pazienza o in altri luoghi del quartiere».

Il “rider di comunità”, dunque, è un lavoratore che oltre a fare asporto una volta a settimana, il mercoledì, tra l’altro con prezzo scontato del 10% per gli abitanti del Pilastro, cerca al contempo di entrare in relazione con i cittadini e le cittadine del quartiere, pubblicizzando le iniziative che si svolgono sul territorio, ma anche avvicinando le persone stesse all’ambiente di Libera. Ad esempio cercando di coinvolgere i più giovani nei campi di Libera nei terreni confiscati alle mafie. «Abbiamo in mente anche di portare in omaggio, con la pizza, anche i prodotti di Libera Terra», aggiunge Giagnorio.

Se già, dopo la retata del 25 maggio, aveva preso parola Potere al Popolo, chiedendo un intervento sociale e non securitario, Libera ora propone un progetto di comunità che tenta un approccio diverso ai problemi manifestatisi al Pilastro.

ASCOLTA L’INTERVISTA A ANDREA GIAGNORIO:

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