Come ogni anno Bologna ha adottato il Piano Freddo, una task force di operatori e strutture di accoglienza per dare ospitalità a chi non ha un tetto. La pandemia, però, crea problemi anche in questo contesto, rischiando di emarginare sempre di più chi già vive l’esclusione dalla società.
A spiegare come, ai nostri microfoni, è Carlo Francesco Salmaso, presidente di Piazza Grande che, con il Consorzio Arcolaio, gestisce il piano. «Il Covid ha un impatto anche sul Piano Freddo – osserva Salmaso – gli altri anni le strutture erano aperte anche a persone che non ci dormivano, si mangiava insieme, si facevano attività, ci si conosceva e ri-conosceva fuori dagli stereotipi. Quest’anno il rischio è che si separi ancora di più la città di chi ha una casa e quella di chi non ce l’ha».

Piano Freddo, la pandemia rischia di produrre isolamento

È stato un lavoro impegnativo quello che ha portato alla definizione del Piano Freddo del Comune di Bologna. Al lavoro annuale, infatti, si sono aggiunte le norme anti-Covid sul distanziamento e per la prevenzione del contagio, che hanno comportato alcune limitazioni.
Alla fine, comunque, il piano, che è operativo da quasi due mesi, garantisce 234 posti che, sommati all’accoglienza ordinaria, giungono a 600, ulteriormente incrementabili.

Le restrizioni sanitarie, tuttavia, impediscono a persone che non vivono sulla propria pelle l’emarginazione sociale – associazioni di volontariato o singoli cittadini e cittadine – di frequentare le strutture di accoglienza e intrattenere relazioni con gli e le ospiti come avveniva negli anni scorsi.
Un elemento fondamentale per approcciare il problema dell’emarginazione sociale è evitare l’isolamento e lo stigma delle persone che si trovano in situazioni di svantaggio, favorendo al contrario un loro reinserimento sociale attraverso una rete di relazioni.
Tutto questo oggi appare precluso ma «ci stiamo lavorando», osserva Salmaso, che anticipa come a giorni verranno rese note le strategie per ovviare al problema.

Arance e coperte in dono

In questi giorni, però, gli e le ospiti delle strutture del Piano Freddo hanno ricevuto dei doni. Da un lato, infatti, è arrivato un quintale di arance grazie all’Associazione Il popolo delle arance, che ha dato vita ad un gruppo di acquisto solidale per supportare SOS Rosarno e la cooperativa “Mani e Terra”, realtà che si battono contro il caporalato e per un’agricoltura etica.
Dall’altro, sono arrivate trenta coperte di lana fatte a mano, prodotte dall’Associazione Sheep Italia di Firenze, realtà che organizza corsi di maglieria per persone in diverse situazioni di fragilità.

«È un segnale di attenzione molto importante – sottolinea Salmaso – da parte di realtà con le quali condividiamo una visione. È bene che le persone senza dimora sappiano che c’è qualcuno che pensa a loro, perché spesso rimangono escluse dai pensieri della famiglia o degli amici».
Anche su questo tema Piazza Grande sta immaginando un elemento di circolarità, affinché le persone che ricevono doni non siano sempre e solo considerate come bisognose. «Vogliamo creare delle relazioni di scambio, di simmetria, di riconoscimento reciproco – conclude Salmaso – perché chi riceve deve poter anche restituire e questo è importante per l’autostima, per la dignità e per essere importanti per gli altri anche per quello che si può fare, dire e pensare».

ASCOLTA L’INTERVISTA A CARLO FRANCESCO SALMASO:

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