La scomparsa di Pete Seeger lascia un vuoto difficilmente colmabile; figura di primissimo piano del folk statunitense ci lascia un eredità sonora di inestimabile valore.

Il suo folk era intriso di politica e rivendicazioni sociali, caposcuola per tantissimi artisti che hanno nel tempo seguito il suo verbo artistico e le idealità da lui tracciate.Molte delle sue canzoni sono diventate degli inni gererazionali, brani di successo come “We Shall Overcome”, oppure “Turn!Turn! Turn!” (con il testo adattato da Seeger dal libro dell’ ”Ecclesiaste”, per i miei gusti una delle canzoni più emozionanti di tutto il folk rock americano nella versione dei Byrds), “If I Had A Hammer”, “Where Have All The Flowers Gone?”.

Nato da genitori musicisti, Charles Louis Seeger e Ruth Crawford Seeger, che raccoglievano e trascrivevano brani della tradizione rurale americana, Pete Seeger (banjoista, chitarrista, compositore) si fece conoscere negli anni Quaranta con gli Almanac Singers, diventò famoso negli anni Cinquanta con il gruppo folk The Weavers, in compagnia dei quali si dedicò a rivitalizzare il  repertorio tradizionale.

Da quel momento in poi Seeger è sempre stato al fianco dei cittadini, dei lavoratori, degli operai: ha partecipato, idealmente e fisicamente, alle battaglie contro tutte le ingiustizie, contro l’inquinamento, contro la guerra, contro le differenze sociali, per il rispetto dei diritti civili, con un atteggiamento sempre fermo e ottimista. La sua vita negli Stati Uniti non è stata facile: iscritto al Partito Comunista negli anni Quaranta, nell’era McCarthy  venne inserito nella lista nera e divenne un perseguitato politico, sparì completamente dalla televisione, pur continuando a svolgere la sua attività.

Alla fine degli anni Cinquanta è stato tra i fondatori del Newport Folk Festival, nel 1993 la Recording Academy lo premiò con un Grammy Award alla carriera, nel 1996 è stato introdotto nella “Rock and Roll Hall of Fame” per l’infuenza che ha esercitato.

Nel 2006 Bruce Springsteen incise “We Shall Overcome: The Seeger Sessions”, un tributo al lavoro di Pete, col quale poi cantò “This Land Is Your Land” all’inaugurazione del primo mandato presidenziale di Barack Obama.

In rete, circola la sua ultima incisione (http://www.afterdowningstreet.org\downloads\seeger.mp3). Introdotta e accompagnata dagli accordi del banjo, la sua voce non canta ma parla: “Che paese vi viene in mente quando sentite parlare di un governo che spia illegalmente i suoi cittadini, produce informazioni false, detiene prigionieri senza prove e senza difesa e processo, combatte guerre illegali basate sulle menzogne, uccide civili, tortura i prigionieri di guerra, usa armi illegali contro i civili, i giornali, gli ospedali? Per fortuna la nostra costituzione ha un rimedio: l’impeachment. Impeach George Bush, liberiamoci di lui.”
Il vecchio “war resister” è ancora sulla breccia e non ha fatto un passo indietro. Durante la guerra in Vietnam, patriottico e antagonista, cantava: “Se vuoi bene allo zio Sam, sostieni i ragazzi giù in Vietnam: riportali a casa!”.

Grazie di tutto Pete!!

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