In risposta alla chiamata del Transational Migrants Coordination uomini e donne migranti, sans papiers e rifugiati sabato 17 ottobre manifesteranno in molte città europee, in Marocco e in Turchia per un permesso di soggiorno europeo senza condizioni.
Anche a Bologna, dopo i passati appuntamenti del 30 maggio e del 20 giugno, domani dalle 16 il Coordinamento Migranti Bologna e Black Lives Matter Bologna ha organizzato in piazza Nettuno una protesta per “chiedere un permesso di soggiorno europeo incondizionato e illimitato per poter renderci liberi”, in quanto la situazione attuale “oltre che imporci delle condizioni di lavoro e di vita disumane ci limita anche la libertà di movimento”, spiega ai nostri microfoni Orkide lzci, attivista del Coordinamento Migranti.

Permesso di soggiorno incondizionato, le rivendicazioni dei migranti

In un’Europa in cui, a causa della pandemia, ciascun paese sembra essere infinitamente distante l’uno dall’altro, segnata dal ricordo del passato (e di nuovo incombente) lockdown, le condizioni di donne e uomini migranti non fanno che peggiorare: non può esserci nessun tipo di libertà senza documenti, ma questi ultimi mancano.
Se, infatti, prima della pandemia i tempi di attesa per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno a Bologna andavano dagli otto a dodici mesi, adesso “non sappiamo più nulla dello stato dei nostri permessi, né come giungere a chiedere informazioni sul loro stato”, osserva Izci.
Per migranti e richiedenti asilo tutto questo significa restare mesi in un limbo senza luce, privi di documenti, costretti coercitivamente a rimanere in centri di accoglienza. Vuol dire essere costretti ad accettare qualsiasi condizione di lavoro, con contratti a chiamata sottopagati.

L’accusa, pertanto, è rivolta “ai governi europei e non solo che stanno utilizzando il permesso di soggiorno come uno strumento politico – denuncia l’attivista – In Italia, come nell’Ue, infatti, per richiedere il permesso i migranti devono soddisfare requisiti specifici, per esempio essere in possesso di un contratto di lavoro o studiare. In accordo con i governi, i datori di lavoro cercano di mantenere bassi gli stipendi, utilizzando le condizioni del permesso di soggiorno come strumento di ricatto, convinti che migranti e rifugiati accetteranno di tutto pur di non perdere il loro permesso di soggiorno e rischiare l’espulsione”. Donne e uomini migranti, dunque sono costretti ad accettare una sottopaga pur di conservare un lavoro.

Per denunciare tutto questo, quindi, da Piazza Nettuno, partirà una voce all’unisono con altre piazze del mondo, per risolvere una situazione ormai trascinata da troppo tempo: il grido di lotta di queste donne e questi uomini lanciato “dai nostri compagni in Francia” riceverà presto la risposta da una Bologna dove si chiederà alla Questura e alla Prefettura che tutti i permessi bloccati vengano immediatamente rinnovati e che le domande d’asilo e i ricorsi fermi in tribunale siano immediatamente accolti.
Questo, per il Coordinamento Migranti Bologna, rappresenterebbe finalmente un primo passo per cancellare la Bossi-Fini, ritenendo che, per modificare realmente la situazione attuale, “non bastano le modifiche alle leggi Salvini, ma servono soluzioni radicali – conclude Izci – non possiamo lottare contro il razzismo se non lottiamo contro il razzismo istituzionale”.

Rosarianna Romano

ASCOLTA L’INTERVISTA A ORKIDE IZCI: