Dopo undici anni di Odissea, fatta di inchieste giudiziarie, collaudi e continui rinvii, questa mattina è partito il People Mover, la monorotaia che collega l’Aeroporto Marconi alla stazione centrale di Bologna. Se il trenino sopraelevato ha incontrato nella sua storia numerosi detrattori, il colpo più grosso, però, sembra darglielo la pandemia, con la crisi del traffico aeroportuale e le limitazioni sulla capienza dei mezzi pubblici. Al punto che si sa già che il bilancio sarà in perdita.

People Mover Bologna, un’inaugurazione nell’incertezza

Il taglio del nastro di oggi non poteva essere fatto in pompa magna. Un po’ perché le norme anti-Covid hanno impedito un evento in presenza, un po’ perché si sta andando incontro ad un esercizio che economicamente difficilmente potrà essere sostenuto, almeno nell’immediato. “Con le banche finanziatrici stiamo discutendo la rimodulazione del piano di ammortamento”, ha spiegato la presidente di Marconi Express, Rita Finzi.
Non è dunque un caso se, sulla monorotaia che va dall’aeroporto fino alla stazione, viaggerà per ora solo un vagone rispetto ai tre o addirittura quattro che si erano ipotizzati, vista la crescita del Marconi stesso. La navetta, inoltre, dovrà attenersi alle disposizioni per il contrasto del coronavirus, viaggiando alla metà della capienza. Totale: 24 persone.

Per garantirsi passeggeri, però, viene cancellata la linea Blq, il bus che portava in aeroporto. Chiunque voglia raggiungere il Marconi con un mezzo pubblico, quindi, dovrà pagare gli 8,70 euro del People Mover (che potrebbero però diventare 9,70 già nel 2021), che effettuerà corse dalle 5.40 a mezzanotte, una ogni quindici minuti. In alternativa ci sono solo taxi e mezzi propri.
La navetta, come noto, effettuerà una sola fermata al Lazzaretto. E questa sembra essere provvidenziale per i gestori, dal momento che si conta di utilizzare il People Mover anche come bus dal Lazzaretto stesso alla stazione, al prezzo scontato di 1,70 euro, in ogni caso più caro di venti centesimi del biglietto ordinario, ma sicuramente con un tempo di percorrenza minore.

La crisi dell’Aeroporto Marconi

Chi prenderà il People Mover? La domanda è legittima vista la forte crisi che sta attraversando tutto il settore dei trasporti pubblici in generale, ma che è ancor più grave se si considera il trasporto aereo.
A ottobre l’Aeroporto Marconi di Bologna ha fatto registrato un calo del 75,1% del numero di passeggeri rispetto allo stesso mese del 2019, in particolare con una flessione del 28,7% sui voli nazionali e dell’86,6% sui voli internazionali.
Da gennaio ad ottobre i dati non sono migliori. I passeggeri sono stati 2.324.550 passeggeri, il 70,9% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

Le stime per una ripresa dei volumi di traffico e di passeggeri ai livelli del 2019 parlano dell’anno 2024. Per tre anni, dunque, è difficile che il People Mover possa avere un’affluenza annuale tale da garantire la sostenibilità del servizio.
“Il calo non deve spaventare – cerca di rassicurare il presidente dell’Aeroporto, Enrico Postacchini – Nel 2020 sono già stati investiti 32 milioni di euro”. E suggerisce di utilizzare il Marconi come un parcheggio per lasciare l’auto, per raggiungere successivamente il centro cittadino attraverso il People Mover.

Sostenibilità economica, paga il pubblico?

Il People Mover è stato costruito in “project financing“, una modalità che prevede che il costruttore privato mantenga l’opera in concessione per un certo numero di anni, fino a che non avrà ripagato l’investimento effettuato. A quel punto l’opera potrà tornare nella disponibilità del pubblico, che può nuovamente affidarla in concessione.
Date le premesse, però, è abbastanza certo che saranno le casse comunali, quindi i soldi dei cittadini, a ripianare parte dei debiti dovuti ai mancati introiti.

A metterlo nero su bianco è il comitato No People Mover, che in un post su Facebook sottolinea che si attiveranno le clausole contrattuali. “Tra queste clausole c’è quella che prevede un contributo del Comune al gestore del People Mover se non si raggiungono predeterminate soglie di passeggeri“, sottolinea il comitato. In particolare, per il primo anno “il contributo del Comune è dovuto al gestore se non si superano i 600.000 passeggeri circa, che salgono a circa 1 milione nel secondo anno di esercizio”. Il comitato ritiene “molto arduo che si raggiungano queste soglie vista la situazione attuale e l’aeroporto praticamente deserto con previsioni di riprendere i volumi del 2019 solo nel 2024”. Il contributo pubblico, dunque, potrebbe arrivare fino a 1,4 milioni di euro.

Il meccanismo viene confermato anche dall’assessore comunale alla Mobilità, Claudio Mazzanti, e dalla presidente Finzi, la quale però sottolinea anche che, qualora si superasse la curva massima stimata dei passeggeri, sarebbero le casse comunali a rimpinguarsi con il 25% del maggiore incasso.
L’assessore, però, ha voluto inquadrare il tema nella crisi complessiva di sostenibilità che il trasporto pubblico locale sta vivendo a causa della pandemia e che, secondo le stime, potrebbe aggirarsi in una perdita nazionale di 1,7 miliardi di euro.

ASCOLTA LE PAROLE DI RITA FINZI: