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Pensieri dalla quarantena

Le api operaie stanno chiuse nelle piccole celle: i fiori al veleno le uccideranno, ma la fame sembra lontana, con tutto il miele prodotto in una vita di lavoro. La regina indossa una macabra corona e dal palazzo, ordina e riordina il disordine mentale, che ha fatto dimenticare a tutte le api l’importanza di volare libere sui prati fioriti. Dove si è preferito parcheggiare una macchina, per arrivare alla peonia odorosa o installare un petrolchimico, per distillare il sangue della terra e trasformarlo in aerosol mortifero.

Il grigio tanto amato, conferma il suo non poter essere di moda e persino le fucsie appassiscono, nell’autoritario stop al fare e non al dare. Intanto, nei minuscoli loculi esagonali, i piccoli stomaci iniziano a chiedersi come saranno riempiti, senza i fiori. Lavarsi le mani è semplice e alcuni lo fanno da sempre, ma per fregarsene di tutto l’intorno. Che adesso è stretto, come l’abbraccio che non si può dare e precario, come l’alveare sospeso nella tempesta, che diventerà ormonale o forse lo era dall’inizio.

Snobbissima