La legge di stabilità voluta da Renzi, e concordata con l’Unione Europea, prevede un taglio di 150 milioni ai patronati, un servizio previdenziale gratuito e finanziato con i soldi dei contribuenti. Si mobilitano i sindacati Cgil, Cisl, Uil e l’Acli, che chiedono al Governo un ripensamento sull’ennesimo taglio al welfare.

Questa settimana si decideranno le sorti dei patronati, un servizio di assistenza ai cittadini che lavora a stretto contatto con l’Inps, spesso andando a coprirne le lacune. Dopo il taglio di 30 milioni effettuato dal governo Berlusconi nel 2011, arriva una nuova stangata sulle spalle dei lavoratori e delle fasce più deboli. Sarebbero 150 i milioni che verrebbero tagliati su un fondo complessivo di 400, rendendo così impossibile mantenere un servizio praticamente gratuito per cittadini, pensionati, lavoratori e immigrati.

Il paradosso è quello di andare a colpire un servizio alimentato dagli stessi cittadini con il prelievo dello 0,226% sul gettito dei contributi assicurativi versati annualmente da 21 milioni di lavoratori e datori di lavoro a Inps, Inpdap e Inail. Peraltro, a livello nazionale, occuperebbero solo una minima parte i tipi di pratiche coperti dal Fondo patronati gestito dal Ministero del Lavoro e sembra difficile giustificare un taglio di quasi il 40% del Fondo.

Il pericolo, commenta Maurizio Lunghi, segretario generale della Cgil di Bologna, è quello di “avere una seria difficoltà a mantenere in piedi un servizio in quanto tale: si rischia di andare a perdere un pezzo di stato sociale e, contestualmente, l’Inps non sarebbe nella condizione di farsi carico di questo lavoro, che da sempre ha lasciato fare ai patronati”. E’ evidente che non si tratterebbe di denaro pubblico tolto ai sindacati ma sborsato dai lavoratori stessi per mantenere la struttura.
E sempre Lunghi riflette anche sulla costituzionalità del provvedimento, dal momento che “qui c’è un fondo che i lavoratori pagano direttamente con le trattenute in busta paga e, quindi, non si capisce perché si debba andare a colpire un fondo dei lavoratori per spostare 150 milioni che non si sa bene dove vadano a finire se non in una logica di riequilibrio fiscale del sistema paese”. Il rischio, dunque, è che i lavoratori vadano a pagare un servizio due volte: oltre al danno anche la beffa.

Emblematico il caso di Bologna, dove i patronati si prendono in carico il 95% delle pratiche che l’Inps non riesce a gestire. La scelta di telematizzare la maggior parte delle pratiche e, quindi, di arrivare a chiudere gli sportelli a disposizione del pubblico, renderebbe ancor più centrale il ruolo dei patronati, che già si trovano a fare un lavoro non solo previdenziale, ma anche tecnico, viste le carenze dell’Inps. Come sostiene Alessandro Alberani, della Cisl, “qui non si tutela il patronato ma il sociale”.

Questo pomeriggio si è tenuto un incontro con i responsabili dell’Inps e le iniziative di mobilitazione proseguono nel corso della settimana con un gazebo in Piazza Maggiore il 15 novembre per una raccolta firme e il 17 novembre con un presidio in Piazza Roosevelt sotto la Prefettura. Se questo non basterà a fermare questa riduzione dei diritti dei cittadini, il Cepa (Centro Patronati) si vedrà costretto a indire una mobilitazione nazionale.

Luigi Grifone