In epoca di ordinanze regionali per limitare la diffusione del coronavirus le manifestazioni pubbliche sono vietate. Prima che l’ordinanza entrasse in vigore, lunedì scorso, Bologna aveva dimostrato di non rassegnarsi alla persecuzione che Patrick Zaki, lo studente di Gemma, il master in gender studies dell’Università di Bologna, sta subendo nelle carceri egiziane. Numerose e quotidiane erano state le iniziative: tanti presìdi, un corteo cittadino e lo stop alla didattica.
Non potendo riversarsi nelle piazze, colleghe e amici di Patrick hanno organizzato una forma alternativa di protesta, in particolare un mailbombing verso il Ministero degli Esteri italiano.

Patrick Zaki: il mailbombing

“Nelle scorse settimane numerose istituzioni si sono espresse”, si legge nell’evento Facebook che promuove il mailbombing. “È necessario, ora più che mai, – continua il comunicato – chiedere al governo italiano di richiamare l’ambasciatore italiano per consultazioni e dichiarare l’Egitto di Al Sisi, che da anni dimostra di calpestare i diritti umani, un Paese non sicuro”.
Di qui l’invito ad inviare una mail al Ministero degli Affari Esteri italiano, chiedendo giustizia e libertà per Patrick. In particolare, a questo link è possibile aggiungere la propria firma e inviare la mail.

“Il governo italiano a parole ci ha dato il suo sostegno, ma servono i fatti – spiega ai nostri microfoni Sofia, studentessa e collega di master di Patrick – Il governo egiziano non ha dato ascolto alle parole, quindi servono azioni concrete”.
Nel frattempo Patrick è stato trasferito nella prigione pubblica di Mansoura ed è stato negato ai suoi legali e alla famiglia di poterlo visitare. “Non sappiamo quali sono le sue condizioni di salute e siamo molto preoccupate”, osserva Sofia.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SOFIA: