La pandemia di coronavirus rende ancora più difficile riuscire a seguire la vicenda giudiziaria che coinvolge Patrick Zaki, lo studente del master Gemma all’Università di Bologna detenuto in Egitto. Accanto alla preoccupazione per le sorti del giovane, accusato dalle autorità egiziane dei reati tipici con cui viene repressa la dissidenza politica, ora a preoccupare è anche la questione sanitaria nelle carceri egiziane.

Patrick Zaki, udienze anticipate e rinviate: è caos

La notizia che era circolata ieri riguardava un anticipo dell’ennesima udienza del giovane davanti al procuratore. “Non è stato dato il preavviso, quindi gli osservatori esterni non hanno potuto partecipare – afferma ai nostri microfoni la senatrice del M5S Michela Montevecchi, che fa parte della commissione Diritti Umani del Senato – Non sappiamo nemmeno quando si terrà la prossima udienza”.

Montevecchi è in costante contatto con l’ambasciata italiana a Il Cairo e cerca di seguire la vicenda, anche se la situazione è sempre più complessa.
Anche sulle questioni legate all’epidemia di Covid-19 ho chiesto maggiori informazioni e un approfondimento in merito alla situazione delle carceri – aggiunge la senatrice – Non nascondo la preoccupazione per le condizioni di salute di Patrick”.

Anche sul gruppo Facebook “Patrick Libero”, creato da colleghe universitarie ed amici, regna l’incertezza. “Oggi, 16 marzo, si sarebbe dovuta tenere un’udienza per la detenzione di Patrick – si legge in un post – ma non si è tenuta ‘perché non poteva essere trasferito’ dalla sua struttura detentiva (lui e anche tutti i detenuti del complesso carcerario di Tora) alla struttura della procura. Se questo è stato dovuto alle procedure per evitare l’infezione da Coronavirus, uno dei primi modi per evitarlo è il suo rilascio, perché attualmente è in custodia cautelare, nonostante la mancanza di qualsiasi giustificazione”.

Il protrarsi della carcerazione non è un buon segnale

Fin dal suo arresto e dallo scoppio del caso, con una grande attenzione mediatica e una mobilitazione continua, le autorità egiziane hanno rimbalzato di quindici giorni in quindici giorni la decisione sul giovane.
“Questa spirale di rinvii, che ricalca un copione già visto – osserva Montevecchi – è la cosa che desta più preoccupazione”.
In ogni caso l’obiettivo ultimo italiano rimane quello della liberazione di Patrick, affinché possa tornare a studiare a Bologna.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MICHELA MONTEVECCHI: