L’epidemia di coronavirus rischia di oscurare completamente e far cadere nell’oblio la vicenda di Patrick Zaki, lo studente del master in gender studies dell’Università di Bologna arrestato in Egitto, e gli sforzi per arrivare alla sua liberazione.
Per questo motivo il consiglio dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna lancia un appello, rivolto a colleghe e colleghi, “affinché la vicenda di Patrick George Zaki sia costantemente ‘illuminata’ dall’informazione fino alla sua liberazione”.

Patrick Zaki e i limiti del coronavirus

Gli ostacoli rappresentati dal coronavirus sulla vicenda di Patrick sono essenzialmente di due tipi. Da un lato, infatti, tutta l’attenzione mediatica è concentrata sull’epidemia e il rischio è che altre notizie non trovino spazio, come appunto quella relativa alla persecuzione subita dal giovane studente. Dall’altro, i limiti imposti dall’ordinanza della Regione Emilia Romagna impediscono di promuovere nuovi appuntamenti di piazza, nuove manifestazioni.

“In qualche misura il nostro appello è anche quello di sostituire le manifestazioni e le iniziative di massa, che in questo momento non si possono fare, con un’adeguata attenzione dell’informazione”, spiega ai nostri microfoni Giovanni Rossi, presidente dell’Ordine dell’Emilia Romagna.
L’Ordine regionale dei giornalisti, intanto, aderisce a tutte le iniziative che verranno organizzate per esprimere solidarietà e raggiungere il risultato, che è e rimane quello della scarcerazione e la fine della persecuzione di cui è oggetto Patrick.

La battaglia non è finita

Nell’udienza dello scorso 22 febbraio le autorità egiziane hanno deciso di prolungare di altri 15 giorni la carcerazione di Zaki. Il pretesto è quello di rianalizzare le prove che graverebbero su di lui. Il condizionale è d’obbligo perché, come spiega Amnesty International, il giovane studente sta subendo imputazioni pretestuose, tipicamente utilizzate dal regime egiziano per silenziare il dissenso.
Al contrario, il lavoro della stampa può essere d’aiuto per esercitare pressione sul regime egiziano e impedire che la vicenda finisca nell’oblio.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIOVANNI ROSSI: