Domani, 19 maggio, si dovrebbe tenere l’udienza che deciderà se la detenzione di Patrick Zaki continuerà o se il giovane studente dell’Università di Bologna verrà scarcerato. Il condizionale è d’obbligo perché da inizio febbraio, quando Patrick è stato arrestato in Egitto, le udienze sono state posticipate di due settimane in due settimane, anche allo scopo di allentare l’attenzione e la manifestazioni in favore del giovane.

Tra le forme di mobilitazione che si sono tenute in questi mesi, complicati dall’emergenza coronavirus, molto successo ha avuto “Artisti per Patrick“, una chiamata rivolta agli artisti figurativi lanciata da Volt Bologna, Associazione Culturale InArte, Associazione Luca Coscioni e European Women for Human Rights.
Più di cinquanta artisti si sono spesi per chiedere la liberazione del giovane e le loro opere sono visibili sulla pagina Facebook “Artisti per Patrick”.

Patrick Zaki: l’arte si è schierata

“Abbiamo voluto portare avanti questa campagna e tenere alta la voce sulla vicenda di Patrick Zaki – spiega ai nostri microfoni Silvia Spinelli di Volt Bologna – perché, nel mezzo della pandemia, la sua situazione è peggiorata, anche perché Patrick è asmatico. Quello che abbiamo chiesto è che l’arte diventi uno strumento per veicolare questo messaggio e, in questo modo, continuare a parlarne, perché è fondamentale”.

Una cinquantina di artisti hanno risposto all’appello e hanno realizzato opere dagli stili più disparati: dall’acquerello al disegno, passando per la pittura. Il soggetto prediletto è proprio il giovane studente, ma c’è anche chi ha scelto di concentrarsi su particolari, come gli occhiali di Patrick, o di concentrarsi sul simbolismo, ad esempio con catene spezzate o uccelli che volano liberi nel cielo.

In Egitto la repressione continua

Intanto dal Cairo continuano ad arrivare notizie sulla repressione attuata dal regime di Al Sisi nei confronti dei dissidenti politici o dei giornalisti. L’ultima ad essere incappata nella repressione è Lina Attalah, direttrice del sito d’informazione indipendente Mada Masr, perché si era recata davanti al carcere di Tora, dove sono detenuti numerosi oppositori politici tra cui lo stesso Patrick, per intervistare la madre dell’attivista Alaa Abdel-Fattah che da giorni dorme in strada, davanti al penitenziario, per chiedere la liberazione del figlio.
Attalah è stata poi rilasciata su cauzione.

La settimana scorsa il rettore dell’Università di Bologna, Francesco Ubertini, si era mostrato pessimista per la vicenda che riguarda Patrick. L’Alma Mater si è schierata, ha dato vita a manifestazioni, ha coilvolto anche altri Atenei europei e, insieme al Comune di Bologna, ha chiesto il rilascio del giovane per ragioni di salute, ma tutti gli sforzi non sembrano aver prodotto risultati.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SILVIA SPINELLI: