Se le ordinanze anti-coronavirus hanno vietato gli assembramenti di persone, la battaglia per la liberazione di Patrick Zaki, lo studente dell’Università di Bologna arrestato in Egitto, trova forme alternative.
Dopo il mailbombing della settimana scorsa per chiedere che l’Italia ritiri l’ambasciatore al Cairo e dichiari l’Egitto un Paese non sicuro, domani Amnesty Bologna, Làbas e gli amici dello studente lo faranno apparire per le strade della nostra città.

Patrick per le strade di Bologna

L’idea è quella di tappezzare le strade di Bologna, in particolar modo la zona universitaria, ma anche di esporre alle finestre e ai balconi dei cartelloni o degli striscioni che testimonino la solidarietà verso il giovane.
Il 6 marzo vogliamo portare Patrick in tutte le strade di Bologna – si legge nell’evento Facebook di Amnesty Bologna – Abiti ai piani superiori? Appendi alle finestre un lenzuolo, un telo, un cartellone, scrivi ‘Patrick Libero/Free Patrick’, fai una foto e postala sui social con l’hashtag #FreePatrick. Abiti al piano terra? Metti fuori un cartellone, un foglio A4, una maglietta. E poi fallo anche per strada, nei vicoli, nei bar. Una foto, una frase, un pensiero. Noi non possiamo essere per le strade, ma Patrick può”.

La mobilitazione arriva alla vigilia di una nuova udienza. Il 7 marzo, infatti, Patrick Zaki comparirà di nuovo davanti al procuratore di Mansoura, per rispondere delle accuse contro di lui, che rimangono la diffusione di informazioni dannose per lo stato e la propaganda sovversiva.
“Allora scopriremo se potrà disporre della custodia cautelare o se la sua detenzione sarà prorogata per altri 15 giorni”, osserva ai nostri microfoni Francesca Santoro di Amnesty Bologna.
Il timore è che il trasferimento nel carcere di Mansoura risponda all’intenzione di predisporre una lunga detenzione per lo studente.

Le condizioni di detenzione

Nei giorni scorsi, dopo un iniziale divieto, Patrick è riuscito ad incontrare i suoi legali e la famiglia e a lamentare violazioni dei suoi diritti.
“In un primo momento si trovava in una cella con altre 35 persone ed una sola latrina – racconta Santoro – e non gli venivano dati i libri per studiare. Ora pare che la situazione sia leggermente migliorata e che i libri di testo che gli abbiamo fatto recapitare gli siano stati consegnati”.

La principale preoccupazione del giovane, però, è quella di non rimanere indietro con gli studi del master in gender studies che frequentava all’Università di Bologna.
Dal canto suo l’Alma Mater ha già affermato che, vista la situazione, lo studente non perderà il diritto al posto e alla borsa di studio che, superando una grande selezione, era riuscito ad ottenere.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FRANCESCA SANTORO: