Dopo una battaglia legale intrapresa dalle opposizioni e vinta in sede giudiziaria, il governo Brasiliano ha ricominciato a pubblicare le statistiche complete sul contagio da coronavirus. E i dati fanno impressione. Sono 775mila i casi conclamati di infezione da coronavirus, mentre i decessi dall’inizio della pandemia sono quasi 40mila. Nel Paese guidato da Jair Bolsonaro si registrano 1300 vittime solo nella giornata di mercoledì e, sempre nell’arco di 24 ore, ci sono stati 33mila nuovi contagi.

Pandemia in Brasile: le ragioni del disastro

“Nonostante i numeri siano impressionanti, il dato è sottostimato – afferma ai nostri microfoni il giornalista Luigi Spera – Il Brasile è uno dei Paesi con il minor numero di test: a fine maggio erano appena 8700 per milione di abitanti, mentre nello stesso periodo l’Italia, che pure non brillava, ne effettuava 50mila per milione di abitanti”.
Questa è una delle ragioni per le quali dopo tre mesi dal primo caso riscontrato in Brasile, la curva epidemiologica rimane in ascesa.

Tra gli altri elementi che spiegano la situazione, Spera individua un mancato lockdown effettivo: “Sono state adottate misure di distanziamento, ma secondo alcuni studi di istituti di ricerca il 50% della popolazione ha continuato a fare la vita di prima”.
Un altro elemento riguarda il caos politico che si è generato. Da un lato il presidente Jair Bolsonaro, all’inizio della pandemia, ha espresso posizioni negazioniste, dall’altro si è generato un conflitto tra i governatori degli Stati brasiliani e il governo centrale. Nei tre mesi della pandemia sono anche cambiati due ministri della Salute, di formazione medica, che non condividevano la linea del presidente. Al loro posto ora c’è un generale dell’esercito, che ha nominato altri 14 militari come funzionari e dirigenti. Nessuno di questi, però, ha una formazione di tipo medico.

“Per tentare di accontentare il presidente – osserva Spera – il ministero della Salute ha tentato di trovare diverse modalità nella diffusione dei dati sui contagi, alcune molto cervellotiche e di difficile comprensione. I principali quotidiani brasiliani si sono però consorziati per riuscire a fornire tutti i dati e anche gli Stati hanno deciso di comunicarli”.
Quel che è peggio, però, è che nonostante la curva epidemiologica continui a crescere, gli Stati di Rio e San Paolo si avviano verso una riapertura dell’economia.

Le proteste in Brasile

La gestione scellerata della pandemia da parte del governo di Bolsonaro ha suscitato reazioni diverse. Da un lato le opposizioni politiche fanno un contrasto “anche apparentemente debole a Bolsonaro”, osserva il giornalista, mentre alcuni governatori si sono proprio rivoltati contro il governo.
“Il problema è che fin dall’inizio della pandemia si è creata una forte polarizzazione – osserva Spera – con i militanti di destra che hanno appoggiato il presidente e le sue politiche negazioniste, proponendo la riapertura e sostenendo argomentazioni machiste, come è tipico di quell’elettorato, dicendo che si trattava di un’influenzuccia e che chi si preoccupava era una femminuccia che indossava la maschera e chiedeva di non lavorare”.

Dall’altro, la società civile non ha reagito in massa. Le proteste si riducono ai panelaço, la battitura di pentole e coperchi, che avviene ogni sera alle 20.30. Per le strade, però, le persone non si azzardano ad andare, anche perché le minacce repressive di Bolsonaro sono concrete. “Lo spauracchio dell’intervento militare ricorda arresti, torture e morti durante la dittatura”, sottolinea il giornalista.

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