Palestre e locali chiusi per l’emergenza coronavirus. E l’Aics di Bologna chiede soccorso. A lanciare l’appello è il presidente Serafino D’Onofrio, che invoca il sostegno di Comuni, Regione e Governo centrale per evitare il peggio dal punto di vista economico. Per quanto riguarda gli impianti sportivi, avverte D’Onofrio, “abbiamo autonomia per una settimana, forse due”. L’Aics di Bologna infatti “non incasserà un euro dalle società sportive utilizzatrici, ma cercherà ugualmente di garantire ai lavoratori contrattualizzati, ai collaboratori sportivi e ai tirocinanti (10-15 persone) le condizioni salariali attuali, facendo ruotare tutti nelle attività superstiti e attingendo alle risorse finanziarie associative dei settori non sportivi”.

Palestre e circoli in ginocchio

Se la chiusura degli impianti proseguirà, spiega il presidente di Aics, “cercheremo di fare ricorso agli ammortizzatori sociali previsti dalla Regione Emilia Romagna per i lavoratori dipendenti, sospendendo le altre attività di collaborazione sportiva per i volontari e i tirocinanti”. Questa situazione “gravissima”, sottolinea D’Onofrio, riguarda solo a Bologna e provincia “più di 250 associazioni sportive dilettantistiche affiliate, che hanno fatto investimenti ingenti nell’attrezzare e ristrutturare palestre e sale, offrendo garanzie personali alle banche, contraendo mutui onerosi e proponendo servizi di qualità a prezzi contenuti”.

Fra gli impianti chiusi non ci sono solo le palestre scolastiche, come quella del liceo Copernico, ma anche veri pezzi di storia dello sport bolognese, come il vecchio Sferisterio, che chiuderà i battenti da oggi, lunedì 9 marzo.
Alla crisi delle società sportive si aggiunge poi quella dei locali. Una “situazione disastrosa”, afferma D’Onofrio, per “centinaia di associazioni che promuovono attività di musica, teatro, arti visive, formazione, che sono tra le più importanti realtà culturali della provincia di Bologna”. Si parla ad esempio di Locomotiv, Link, Freakout, Kinodromo, Baraccano, Alchemica e molti altri.

“Il bilancio delle prime tre settimane di chiusura vede l’annullamento di almeno 100 manifestazioni e spettacoli – afferma il presidente Aics di Bologna – ai quali va aggiunta la soppressione di centinaia di corsi, stage e workshop”. Tutte attività che “prevedevano ingaggi costosi degli artisti, voli e viaggi inutilizzati, anticipazioni alle agenzie, noleggio di teatri, spazi e attrezzature”.
Gli operatori di questo settore, continua D’Onofrio, “sono i più esposti e meno garantiti nella crisi del coronavirus perché generalmente non contrattualizzati ed esclusi dagli ammortizzatori sociali e dalle provvidenze che il Governo sta predisponendo”.

Per questo anche l’Aics di Bologna ha sottoscritto insieme ad altre associazioni l’appello ‘La cultura non si contagia‘, ma “resta determinante e risolutivo l’impegno e il sostegno del Comune di Bologna e degli altri Comuni nei confronti della Regione e del Governo centrale – manda a dire D’Onofrio – per aiutare con provvedimenti e finanziamenti adeguati il settore più colpito e precario nella crisi epidemica che stiamo vivendo”.

Fonte: Dire

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