“Un piano nefasto per i palestinesi, a cui viene tolta sovranità, autonomia e indipendenza, ma anche la fine del diritto internazionale, dal momento che due Paesi si arrogano il diritto di decidere del futuro di un altro popolo”. È così che Luisa Morgantini, presidente di Assopace Palestina, definisce la proposta del presidente statunitense Donald Trump per trovare la pace in Medioriente.
Più che la pace, però, il piano di Trump sembra voler aizzare una guerra, dal momento che pende spudoratamente e unilateralmente verso Israele, nonostante le diverse risoluzioni dell’Onu.

Palestina: cosa prevede la proposta di Trump

Il piano illustrato ieri sera da Trump presenta diversi punti problematici, se non tutti. Se ufficialmente consiste in una soluzione di “due Stati, due popoli”, nel dettaglio le modalità con cui questa soluzione viene proposta sono ritenute da più parti irricevibili.
Un punto riguarda l’annessione ad Israele della Valle del Giordano, quella che, ricorda Morgantini, “è sempre stata il cestino del pane della Palestina, il luogo a vocazione agricola che negli ultimi anni è stato trasformato in monocolture”.

Le colonie israeliane vedrebbero poi una ufficiale annessione, che riguarda anche il 30% della Cisgiordania, che avrebbe come contropartita per i palestinesi una porzione di territorio quasi completamente desertico ai confini con l’Egitto.
Un altro punto molto critico riguarda la capitale. Gerusalemme, nell’idea di Trump, diventerebbe capitale di Israele, mentre ai palestinesi rimarrebbe una zona a est, che però non coincide con quanto stabilito dalla comunità internazionale prima del 1967.

Il piano, inoltre, non prevede alcun diritto di ritorno per i rifugiati palestinesi e l’unica contropartita offerta dagli Stati Uniti sarebbero 50 miliardi di dollari di aiuti, a cui il presidente palestinese Abu Mazen ha già risposto che la Palestina non è in vendita e non si barattano i diritti.
“Oltretutto – sottolinea Morgantini – la questione degli aiuti economici ha favorito anche l’occupazione militare. I soldi arrivati dall’Europa e dalla comunità internazionale ai palestinesi per costruire scuole, strade e ospedali, in realtà avrebbero dovuto essere versati da Israele, così come dice il diritto internazionale”.

L’imperatore Trump e la fine del diritto internazionale

Per Morgantini il piano rischia di passare ed essere imposto, perché sia l’Onu che l’Europa, che pure si indignano, in questi anni non hanno impedito in alcun modo che i diritti del popolo palestinese non venissero calpestati.
“Siamo al ritorno dell’imperatore – aggiunge la presidente di Assopace – e questo dovrebbe farci mobilitare tutti, perché non si decide solo il futuro della Palestina, ma di tutti noi”.

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