La pandemia di Covid-19 non è uguale ovunque. In alcuni contesti del mondo il virus si aggiunge ad una situazione difficile preesistente. È il caso della Palestina, dove demolizioni di case, arresti di attivisti, esproprio di terre, espansione degli insediamenti illegali e attacchi alle comunità da parte degli israeliani non si fermano, come denuncia il Coordinamento della Campagna Bds. Non solo: nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania il sistema sanitario palestinese, devastato da decenni di occupazione militare, assedio e distruzione delle infrastrutture, affronta enormi difficoltà nel contenere la pandemia e Israele discrimina tra ebrei israeliani e palestinesi nell’accesso alla prevenzione e alle cure, ostacola il lavoro di medici e infermieri palestinesi e distrugge presidi sanitari.

Palestina: il Covid-19 a Gaza

A farci una panoramica della situazione di Gaza è Sami Abuomar del Centro Culturale “Vittorio Arrigoni”, che si trova proprio nella Striscia. “Gaza è una striscia sul mare, un posto molto piccolo dove vivono quasi due milioni di persone, che sono sotto assedio da quasi 14 anni”, ricorda l’attivista.
Nei tre ospedali presenti sono disponibili appena 52 posti di rianimazione, ma per fortuna al momento non sono stati necessari. L’epidemia, infatti, a Gaza conta appena 17 contagi, perlopiù persone che rientravano dall’Egitto, dalla Giordania o altri Paesi arabi. Gli infetti sono stati subito messi in quarantena e 12 di loro sono già guariti. Durante queste settimane, però, le autorità israeliane hanno continuato ad ostacolare l’importazione di materiale sanitario nella Striscia, continuando così l’assedio.

Ben più grave, invece, è la situazione economica. Se già prima dello scoppio della pandemia la disoccupazione a Gaza superava il 60%, il lockdown, che ha portato alla chiusura di moschee, scuole, mercati popolari, ristoranti ed altre attività economiche, ha fatto salire la povertà.
Secondo Fabian Odeh, italo-palestinese, funzionario del ministero dell’energia del governo palestinese a Ramallah, intervistato da Nena News, sono decine di migliaia di famiglie non hanno più un reddito a causa della paralisi delle attività produttive e dello stop ai lavori giornalieri.

La situazione nel resto della Palestina

La situazione in Cisgiordania e West Bank non va meglio. Lo scorso 20 aprile erano 300 le persone che avevano contratto il virus in Cisgiordania.
“Israele continua nel suo progetto di annessione del territorio in West Bank – racconta Sami – e questa estate sarà un’estate molto calda”.
Dopo un lungo silenzio le Nazioni Unite e l’Unione Europea hanno reagito ai piani di annessione di porzioni della Cisgiordania occupata nel 1967 dichiarandosi contrari, ma il premier Benjamin Netanyahu non sembra aver intenzione di desistere.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SAMI ABUOMAR: