Il primo luglio il governo israeliano potrebbe mettere in atto il piano di annessione di terre palestinesi, annunciato dallo stesso premier Benjamin Netanyahu e benedetto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Si tratterebbe di una violazione del diritto internazionale, che ha già sollevato numerose prese di posizione contrarie, a partire dall’Onu, passando per mille parlamentari europei e arrivando alla sentenza della stessa Alta Corte Suprema palestinese che ha definito illegittima l’annessione di colonie su terre di proprietà palestinese.

Sabato prossimo, 27 giugno, in tante città italiane si manifesta per dire no all’annessione, per la fine dell’occupazione, per dire sì allo Stato di Palestina con Gerusalemme capitale, per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi, per la libertà per i prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane.
Anche a Bologna si scenderà in piazza Nettuno, alle ore 17. A promuovere l’iniziativa sono Donne in nero, Punto Pace Paxchristi, Palestinesi di Bologna, Rete Corpi Civili di Pace, Coordinamento Campagna BDS, Universitari Contro L’Apartheid Israeliana e Assopace Palestina.

Palestina, l’annessione israeliana va fermata con sanzioni

“Le prese di posizione contrarie all’annessione sono importanti – osserva ai nostri microfoni Mario della Campagna Bds – ma è necessario prevedere sanzioni per la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale”.
Per l’attivista, infatti, quello del primo luglio da parte del governo israeliano potrebbe essere un semplice atto formale, dal momento che Israele già controlla i territori che potrebbero essere annessi.
La storia, del resto, suggerisce proprio questo. Le molte risoluzioni dell’Onu contro le politiche di occupazione militare e di apartheid imposte da Israele al popolo palestinese sono rimaste carta straccia, decretando una sorta di impunità per i crimini israeliani.

“Nel comunicato della manifestazione di sabato – continua Mario – abbiamo raccolto le richieste contenute nell’appello firmato da decine di associazioni della società civile palestinese. Quello che chiedono ai governi e alle istituzioni internazionali è di mettere al bando il commercio di armi e la cooperazione nel settore militare e della sicurezza con Israele, sospendere gli accordi di libero scambio con Israele, proibire qualsiasi commercio con le colonie illegali israeliane e assicurare che le aziende evitino o terminino affari con il progetto coloniale illegale di Israele e garantire che siano assicurati alla giustizia gli individui e le imprese responsabili di crimini di guerra o contro l’umanità nel contesto del regime israeliano di occupazione illegale e di apartheid”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARIO DI BDS: