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Domani sera, venerdì 16 ottobre, verrà presentato a Vag61 “Padiglione 25”, il film-documentario che ricostruisce l’esperienza avvenuta nel 1975 nel manicomio di Santa Maria della Pietà, dove 14 infermieri autogestirono un padiglione, anticipando di tre anni la legge Basaglia. Il regista: “Dall’interesse verso il progetto ho capito che il tema è ancora attuale”. 200 le persone ancora internate negli Opg, nonostante la chiusura ufficiale della primavera scorsa.

Nel 1975, in accordo col direttore dell’epoca, 14 infermieri organizzarono l’autogestione del “Padiglione 25” del manicomio di Santa Maria della Pietà a Roma, con l’obiettivo di arrivare alla deospedalizzazione e alla liberazione dei pazienti reclusi. Un’esperienza di avanguardia, che anticipò di tre anni la promulgazione della legge Basaglia e che ora viene ricostruita dal documentario di Massimiliano Carboni e Claudia De Michelis, intitolato proprio “Padiglione 25”.
Il progetto verrà presentato a Vag61, in via Paolo Fabbri 110, domani, venerdì 16 ottobre, in una serata che prevede una cena, musiche, letture e riflessioni sul tema dell’internamento e della follia.

“L’esperienza rappresentò un’avanguardia per almeno due motivi – racconta ai nostri microfoni il regista, Massimiliano Carboni – Il primo è che venne condotta da infermieri, che non sono certo i protagonisti delle rivolte di quegli anni, incentrate più sui medici. Il secondo motivo è che si svolge a Roma, la cui sanità in quegli anni era controllata da alcune baronie”.
Attraverso assemblee di reparto e la creazione di un diario – altra novità di quell’esperienza, in cui gli infermieri ricostruivano la storia dei pazienti, le proprie emozioni e non più solamente le annotazioni cliniche – iniziò un percorso che portò ad un processo di liberazione, che per il regista fu duplice. “Da un lato la liberazione dei pazienti, permessa dalla legge Mariotti del 1968, ma soprattutto la liberazione degli infermieri, che fino a quel momento erano considerati come dei secondini”.

Il Padiglione 25 venne chiuso appena un anno più tardi, quando un paziente uccise con un piccone un altro paziente. In ogni caso, resta un’esperienza importante per il riconoscimento della dignità delle persone rinchiuse nei manicomi. Alcuni degli operatori di quell’esperimento diventarono poi stretti collaboratori di Franco Basaglia, che per primo disse che la sua legge era solo un primo passo.

Un passo che è stato seguito da un altro passo nella primavera scorsa, quando, dopo anni di rinvii, è stata sancita la chiusura degli Ospedali Psichiatrico Giudiziari (Opg) . Al loro posto sono state allestite le Rems (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza), che hanno sollevato polemiche nei sostenitori dell’antipsichiatria.
Dopo più di sei mesi, però, negli Opg restano recluse ancora 200 persone, soprattutto per i ritardi delle Regioni nel predisporre le nuove strutture. “Una cosa assurda che non si riesca a trovare una soluzione per appena 200 persone”, osserva Carboni.

Il documentario è stato sostenuto da una campagna di crowdfunding, che finora ha raccolto 6mila euro. Per continuare a sostenere l’esperienza, oltre che partecipando alla serata a Vag61, si può andare sulla pagina Facebook del progetto o sul sito.