La 92ª edizione dei premi Oscar che si è tenuta ieri sera 9 febbraio 2020 al Dolby Theatre di Los Angeles, passerà alla storia per la vincita inaspettata, ma altamente meritata, del film del sudcoreano Bong Joon-ho, “Parasite”.
Non era ancora mai accaduto infatti che un film in lingua non inglese vincesse nella categoria del “Miglior Film”. Eppure l’aveva già annunciato lo stesso regista nel suo discorso dopo aver vinto ai Golden Globes: “Una volta superata la barriera dei sottotitoli alti un pollice, verrete introdotti a molti altri incredibili film”.

Oscar 2020: i premi

“Parasite”, inoltre, porta a casa quattro premi nelle maggiori categorie. Oltre a miglior film si aggiudica anche miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior film straniero. E infatti, nella migliore tradizione coreana, il regista reagisce alle vincite affermando di essere pronto a festeggiare: “I’m ready, ready to drink!

Film sconvolgente, “Parasite” negli Stati Uniti ha già ispirato la creazione di una nuova serie TV a cura di Adam McKay, regista di “Vice” e de “La grande scommessa” che verrà trasmessa dal canale HBO.
Inoltre la Cineteca di Bologna a partire da mercoledì 12 febbraio dedicherà una rassegna cinematografica al regista Bong Joon-ho presentando suoi numerosi capolavori precedenti.

Il nostro esperto di cinema Piero Di Domenico, ci sottolinea però come, in questa edizione, che torna nuovamente nella formula, tipica degli ultimi anni, senza un conduttore fisso, gli Oscar siano stati distribuiti a pioggia, ovvero non ci sia stato un film monopolizzatore delle statuine, finendo un po’ per scontentare quelli che erano i grandi favoriti.

Delusione per Martin Scorsese e il suo “The Irishman” che viene però ricordato dal regista sudcoreano nel suo discorso rigorosamente fatto in Coreano. “1917” invece, favorito come miglior film, si aggiudica la miglior fotografia.
Non deludono invece le categorie per miglior attore e attrice protagonisti che vedono trionfare Joaquin Phoenix per la sua impeccabile performance nei panni di “Joker” e Renée Zellweger che si è trasformata nell’attrice Judy Garland nell’omonimo film tributo a questa stella del cinema.

Brad Pitt vince come miglior attore non protagonista aggiudicandosi il primo Oscar nella sua carriera ed il secondo per il film di Quentin Tarantino, “C’era una volta…ad Hollywood”.
È Laura Dern, invece, a ricevere il premio come miglior attrice non protagonista per il suo contributo in “Marriage Story”, consentendo anche a Netflix di raccogliere degli Oscar.

L’assenza delle donne

Nel suo intervento Piero Di Domenico ci ricorda però come la mancanza di candidature al femminile si sia fatta sentire anche quest’anno, come è stato ribadito dall’attrice Natalie Portman che sul red carpet ha indossato un “mantello” con stampati i nomi delle registe donne che non sono state incluse nelle nomination ad eccezione di Greta Gerwig che con il suo adattamento cinematografico del romanzo “Piccole Donne” si aggiudica l’Oscar per i migliori costumi.
Limitata anche la presenza afroamericana, rappresentata da Cynthia Erivo, protagonista di “Harriet” e nominata in due categorie, e dalla coppia formata da Matthew A. Cherry e Karen Rupert Toliver, che con il loro “Hair Love” si aggiudicano la statuetta per miglior corto d’animazione.

Edizione questa quindi, come ribadisce Di Domenico, che ha avuto poco a che fare con la politica, ma che ha forse dato il segnale più forte con questa scelta davvero sorprendente di premiare un film non americano, che parla di lotta di classe. Evento che sottolinea quindi anche un cambio generazionale all’interno dell’Academy Awards, un’entrata in scena di nuove figure di origine non americana.
Una notte questa quindi che rimarrà sicuramente nella storia degli Oscar.

ASCOLTA LA CORRISPONDENZA DI PIERO DI DOMENICO: