Da un lato appelli alle autorità sui danni economici e sociali che l’ordinanza draconiana della Regione sta provocando, dall’altro le prime forme di mutuo aiuto per fronteggiare la situazione.
Dopo i primi momenti di spavento e obbedienza alle disposizioni di viale Aldo Moro per contrastare la diffusione del coronavirus, che hanno portato all’annullamento di iniziative pubbliche e disposto la chiusura di scuole e musei, creando non pochi problemi a lavoratrici, lavoratori, genitrici e genitori, la comunità bolognese mostra segni di fastidio e comincia a reagire. Associazioni culturali e attività economiche, ma anche l’Unione Inquilini, hanno lanciato appelli alle autorità, mentre Potere al Popolo e le Acli stanno organizzando forme di mutualismo per il babysitteraggio dei figli costretti a stare a casa.

Ordinanza: l’appello delle associazioni culturali

Nella serata di ieri un gruppo di associazioni culturali e realtà dello spettacolo hanno scritto al sindaco Virginio Merola e all’assessore alla Cultura Matteo Lepore. In particolare sono Arci, Aics, Ateliersi, Covo Club, Estragon, Fondazione Cineteca, La Baracca Testoni Ragazzi, Kilowatt e Zamboni 53 che hanno lanciato l’appello, nel quale si sostiene che le misure emergenziali “stanno avendo degli effetti incalcolabili per il settore culturale e sociale della nostra città, rischiando di mettere in ginocchio un patrimonio di esperienze complesse e articolate”.

In particolare, si sottolinea come “la paura del contagio rischia di far perdere posti di lavoro in un settore strutturalmente fragile, dove purtroppo molti lavoratori sono precari e dove spesso sono assenti forme di tutela e ammortizzatori sociali”.
Per questo motivo, il mondo della cultura bolognese chiede che venga convocato al più presto un tavolo cittadino con le realtà del settore per poter riaprire al più presto le nostre attività, per individuare azioni e misure straordinarie da mettere in campo, non solo dal punto di vista economico ma anche comunicativo. E si auspica anche che il Comune si faccia portavoce in Regione delle loro istanze.

ASCOLTA L’INTERVISTA A ROSSELLA VIGNERI DI ARCI BOLOGNA:

Ordinanza: l’appello dei commercianti

Di impostazione simile, ma rivolto a Governo, Regioni e Comuni, è l’appello di commercianti e titolari di locali o attività economiche. A firmalo, a Bologna, sono realtà come Sorelle Ribelli, Bar Vittorio sas & Cinquantasei Società Cooperativa, Belvedere, Associazione culturale Peacocklab e Outofthebox, che affermano: “Noi commercianti, esercenti, imprenditori e imprenditrici, organizzatori, creatori e animatori di realtà fondamentali per lo sviluppo sociale ed economico dell’Italia, siamo profondamente turbati dalle conseguenze che le iniziative per il contenimento del coronavirus stanno avendo – e sempre più avranno – sulle attività che danno reddito e lavoro a milioni di italiani”.
I danni a bar e ristoranti sono già tangibili: molte attività registrano cali di vendite tra il 40 e il 70%.

Nel sostenere che non si combatte una malattia e non s’affronta un’emergenza azzerando la vita sociale ed economica di un paese, gli appellanti auspicano che si inizino ad applicare interventi selettivi piuttosto che misure sommarie che contribuiscono ad incrementare il clima di psicosi collettiva, che venga potenziata la capacità degli ospedali, che vengano riaperte le scuole ed eliminati i divieti per gli eventi pubblici, che vengano predisposti supporti economici, tanto per gli imprenditori quanto per lavoratrici e lavoratori e che si rimedi sul piano comunicativo alla pessima immagine che i turisti di tutto il mondo si stanno facendo dell’Italia.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MAURIZIO CECCONI DI SORELLE RIBELLI:

Mutuo aiuto col babysitteraggio sociale

La chiusura di scuole, musei ed altri luoghi sta producendo due effetti. Da un lato decine di lavoratrici e lavoratori, specie precari e precarie, devono rimanere a casa senza avere ancora garanzie sul proprio stipendio e, nel caso di appalti, sul mantenimento stesso del posto di lavoro. Dall’altro, chi continua a lavorare ed ha figli deve fare non pochi sforzi organizzativi per badare ai figli. C’è chi spende ingenti risorse per servizi di babysitteraggio e chi, non potendo permetterseli, porta i figli al lavoro o è costretta a stare a casa. Il femminile non è casuale perché, come si sa, purtroppo il lavoro di cura in Italia cade quasi esclusivamente sulle spalle delle donne.

L’ordinanza scade il primo marzo, ma già ieri l’assessore regionale Sergio Venturi ha anticipato che con ogni probabilità la chiusura delle scuole sarà prorogata. Con conseguente proroga anche dei disagi organizzativi.
Per questo motivo Potere al Popolo e le Acli hanno pensato, proposto e organizzato forme di mutuo aiuto, in particolare babysitteraggi collettivi con cui le persone si aiutano nell’accudire i figli.
“Ci siamo accorti che tra le nostre conoscenze c’era chi aveva problemi con la gestione dei figli – spiega ai nostri microfoni Riccardo Rinaldi di Potere al Popolo Bologna – ma anche chi in questo momento, soprattutto lavoratori del pubblico, è costretto a stare a casa. Quello che abbiamo fatto è metterli in contatto e organizzare un babysitting sociale”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A RICCARDO RINALDI:

Stop agli sfratti: la richiesta di Unione Inquilini

L’Unione Inquilini Emilia Romagna chiede al prefetto di Bologna la sospensione immediata delle esecuzioni degli sfratti e degli espropri e la conseguente assistenza, agli stessi, della Forza Pubblica per l’esecuzione, come avvenuto già per il territorio comunale di Milano.
“Crediamo che il mettere in serio pericolo di salute le famiglie, molte volte composte anche da disabili e minori, mettendo direttamente in strada o in comunità dormitorio non sia la soluzione responsabile che come forze istituzionali bisogna intraprendere al fine di contenere la diffusione del virus – scrive Unione Inquilini e conferma ai nostri microfoni il responsabile, Michele Cirinesi – Chiediamo che venga immediatamente istituito un tavolo composto da forze istituzionali e sindacati degli inquilini in cui valutare i tempi delle esecuzioni in base alle soluzioni abitative possibili”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MICHELE CIRINESI: