Contro la retorica dei media nazionali, che hanno spesso racchiuso gli spazi culturali e sociali sotto l’etichetta “movida”, e l’azione del governo, che ne ha decretato la chiusura qualificandoli come non strettamente necessari, OpenDDB risponde esprimendo il suo punto di vista, che parte da un assunto: aldilà di una valutazione su cosa sia necessario fare per contenere la pandemia, non si può accettare che la cultura venga sacrificata a favore della produzione di capitale. A partire da questo ragionamento, per rispondere alle sfide poste dalla situazione attuale, secondo OpenDDB gli spazi di socialità, cultura e condivisione dovrebbero provare a mettere in connessione le diverse esperienze e ad aprirsi a un confronto per trovare nuove soluzioni, attraverso la creazione di una rete attiva, che unisca piccole e medie realtà produttive e distributive.

OpenDDB – Distribuzioni dal basso è la prima rete distributiva di produzioni indipendenti in Europa: una piattaforma on-demand di contenuti multimediali, in particolar modo di film e documentari ma anche di libri, musica e inchieste. La redazione di OpenDDB si occupa di selezionare e acquisire il materiale, distribuire i contenuti multimediali a fronte di un corrispettivo economico per gli autori dei contenuti stessi e di promuovere il catalogo attraverso eventi e proiezioni.

Oltra la logica di mercato: una rete per salvare le produzioni indipendenti

Nelle prime fasi dell’emergenza pandemica, OpenDDB aveva messo a disposizione un servizio di “streaming di comunità”, basato su un ragionamento di accessibilità gratuita per tutte e tutti, poi replicato da altre realtà sul territorio nazionale. L’accessibilità garantita a prescindere dal reddito fa parte della filosofia del portale da quando nel 2013, è nato. Il modello di distribuzione di OpenDDB infatti, non si attiene alle logiche di mercato consumistico ma cerca di ampliare la gamma di opere disponibili alla condivisione attraverso una distribuzione in Creative Commons, promuovendo produzioni giovani, emergenti e indipendenti che utilizzino principalmente il sistema del crowdfunding. Il loro metodo di streaming, che ha il fine di stimolare un rapporto nuovo e virtuoso tra utente e creatore, si basa sul meccanismo del dono: per avere accesso ai contenuti online è necessaria una donazione.

In questo momento di nuova chiusura degli spazi di fruizione della cultura, secondo OpenDDB, lo streaming, azione messa in campo durante l’emergenza, non può essere la risposta. Andrea Paco Mariani, tra gli autori della rete, ha sottolineato ai nostri microfoni la necessità di trovare soluzioni nuove, attraverso percorsi di distribuzione che coniughino la sala reale con quella digitale – caratteristica fondante di OpenDDB – perché ritiene che sia in questa contaminazione che si giochi la partita della condivisone. Tenendo presente la ricchezza di strumenti digitali, di distribuzione e diffusione, secondo Paco, bisognerebbe porre attenzione al modo in cui li si utilizza e all’immaginario politico sottostante: l‘unica nota positiva, in questo momento negativo in cui si rischia la desertificazione soprattutto delle realtà indipendenti, è la possibilità di mappare un nuovo perimetro di azione e di legittimità. Per farlo però, è necessario eludere il rischio che la situazione vada a vantaggio di poche major, che spesso non hanno a cuore la condivisione di progetti culturali ma il mero profitto.

OpenDDB – Distribuzioni dal basso mantiene la voglia di reagire e di mettere in campo pratiche solidali, lanciando una proposta non conservativa: ricostruire su basi nuove il rapporto fra fruizione e produzione cinematografiche, far sì che i cinema ritrovino il loro ruolo sui territori e nelle comunità, e trovare nuove forme di condivisione – come quella proposta dal Terra di Tutti Film Festival nell’ultima edizione, che coniugando sala e digitale, ha trovato una soluzione vincente.

Per leggere il comunicato stampa di OpenDDB: https://www.openddb.it/il-cinema-e-chiuso-lunga-vita-al-cinema/.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANDREA PACO MARIANI: