Domenica 31 ottobre, a Voghera, si terrà una manifestazione in ricordo di Youns el Boussetaoui, il marocchino ucciso con un colpo di pistola dall’assessore leghista alla sicurezza Massimo Adriatici lo scorso 20 luglio. A lanciare l’appello a scendere in piazza è stata la sorella della vittima, Bahija el Boussettaoui, preoccupata per come sta procedendo la vicenda giudiziaria, dal momento che Adriatici è tornato in libertà lo scorso 20 ottobre per scadenza delle indagini.

Omicidio di Voghera, l’appello della sorella di Youns per avere giustizia

La vicenda dell’uccisione di Youns è stata contraddistinta fin dai primi momenti da forti ingerenze della politica. Poche ore dopo i fatti, il leader nazionale della Lega Matteo Salvini aveva difeso l’operato del suo collega di partito parlando immediatamente di legittima difesa ed effettivamente è stato questo il reato, in particolare eccesso di legittima difesa, su cui hanno iniziato ad indagare gli inquirenti. La mancata indagine per omicidio, così come la misura cautelare scelta per Adriatici, cioè gli arresti domiciliari, hanno rappresentato un’anomalia rispetto alla prassi in presenza di una persona morta per un colpo di arma da fuoco.

La linea difensiva dell’assessore leghista ha contemplato fin da subito l’incidente. Adriatici ha sostenuto che lo sparo fosse partito accidentamente mentre cadeva in seguito ad un colpo subito da Youns, ma un testimone presente in piazza il giorno del fatto ha fornito una versione diversa, secondo cui l’assessore avrebbe preso la mira e sparato.
In un video registrato da un avventore nei momenti immediatamente successivi ai fatti, lo stesso Adriatici sembra suggerire la sua versione ai presenti.

Le indagini dei mesi seguenti, inoltre, hanno riportato altri particolari inquietanti, che sembrerebbero suggerire la ricerca dell’incidente da parte del leghista. In particolare, dall’analisi dei tracciati Gps dei telefoni dell’assessore e della vittima emerge come Adriatici stesse pedinando el Boussettaoui, seguendone gli spostamenti per diversi luoghi di Voghera.
La pistola che l’assessore portava con sè, inoltre, era caricata con proiettili da guerra.

A metà settembre, inoltre, è stata resa pubblica una chat su WhatsApp della giunta di Voghera, precedente all’omicidio di Youns, dove il tono era quello tipico della caserma. In particolare, l’assessore leghista ai Lavori pubblici, Giancarlo Gabba, aveva scritto: «Finché non si comincerà a sparare, sarà sempre peggio».
Non va meglio per la sindaca di Forza Italia, Paola Garlaschelli, che nella stessa conversazione aveva domandato: «Ma in tutto ciò il marocchino che chiedeva l’elemosina è affogato?».

«Non è vero che in Italia la legge è uguale per tutti, è solo una frase che si dice», afferma Bahija el Boussettaoui, sorella della vittima, nell’appello in cui chiama alla mobilitazione. La donna invita tutte e tutti a partecipare alla manifestazione di domenica prossima e aggiunge che, oltre alla ricerca della giustizia per la morte di suo fratello, la manifestazione è convocata anche contro il razzismo. La morte di Youns, infatti, non è ritenuta casuale. Per chi l’ha ucciso, il problema era il fatto che fosse straniero, che fosse malato e che dormisse sulle panchine.

ASCOLTA L’APPELLO DI BAHIJA EL BOUSSETTAOUI:

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