Ieri il Comitato scientifico del Bollettino degli Scienziati Atomici, che ogni anno tiene il polso dei pericoli di un olocausto nucleare e non solo, ha spostato in avanti, a solo 90 secondi, le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse (Doomsday Clock). Se nel 2022 le lancette erano a 100 secondi dalla mezzanotte, orario nel quale si registrerebbe la catastrofe, all’inizio di questo 2023 secondo gli scienziati il rischio di un olocausto nucleare è sempre più concreto.
A pesare è soprattutto la guerra in Ucraina e il pericolo di un’escalation nucleare.

Guerra in Ucraina, anche la scienza lancia l’allarme sull’olocausto nucleare

«Io e molti che si occupano di questi temi da sempre ce lo immaginavamo – commenta ai nostri microfoni Lisa Clark, vicepresidente di Beati i Costruttori di Pace e referente per il disarmo della Rete Italiana Pace e Disarmo – Gli undici mesi della guerra in Ucraina ci hanno mostrato che la guerra nucleare è sul tavolo e si sta facendo pochissimo per rimuoverla dal tavolo».
Per la disarmista il mondo sta affidando sempre più le soluzioni alle armi, mentre invece occorrerebbe discutere di messa al bando delle armi nucleari e smantellamento degli arsenali.

Quello degli Scienziati Atomici è solo l’ultimo allarme in ordine di tempo sul rischio che il pianeta sta correndo. Lo scorso agosto era stato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ad affermare che il mondo è entrato in «un periodo di pericolo nucleare che non si vedeva dall’apice della Guerra Fredda».
A peggiorare la situazione è il rischio di un incidente o un “misunderstanding” nel leggere le mosse dell’avversario per condurci dritti nel precipizio.
«Di incidenti ce ne sono stati tanti e ce la siamo cavati bene, con la fortuna – osserva Clark – ma non possiamo continuare a far affidamento sulla fortuna».

Come riportare indietro le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse

Per evitare che si manifesti la catastrofe è necessario portare indietro le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse. Ma quali sono gli strumenti concreti?
Un primo strumento è il Trattato per la proibizione della armi nucleari (Tpnw).
«Il Trattato è già stato ratificato da 68 Stati membri delle Nazioni Unite, oltre un terzo dei Paesi – ricorda Clark – Un’altra trentina di Stati è in procinto di lavorare in questa direzione. Inoltre si è già svolta la prima conferenza e sono state costituite le commissioni che devono stilare le regole per l’attuazione del Trattato stesso».

Purtroppo, però, ci sono ancora troppi Stati, tra cui l’Italia, che non hanno recepito lo strumento. «Insieme ai Comuni e alle associazioni abbiamo scritto ai vari governi che si sono succeduti dal 2017 ad oggi – sottolinea l’esponente della Rete Italiana Pace e Disarmo – ma ci hanno ignorati perché non veniva considerato un tema importante. Adesso non possono più ignorarlo».

Nel merito della guerra in Ucraina, inoltre, gli strumenti per rallentare l’Orologio dell’Apocalisse stanno tutti nei negoziati. La disarmista smonta la teoria secondo cui sia impossibile negoziare, per il semplice fatto che alcuni negoziati specifici già avvengono. «Ci sono negoziati tra Ucraina e Russia per lo scambio di prigionieri – sottolinea Clark – ci sono stati negoziati sul commercio del grano. Se ci fosse una vera volontà da parte di Stati che non sono coinvolti nei combattimenti si avrebbero dei passi avanti verso la pace, invece negli undici mesi del conflitto gli Stati europei hanno considerato che solo le armi possano risolvere la situazione. Per noi le armi possono solo aggravarla».

ASCOLTA L’INTERVISTA A LISA CLARK:

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