C’è uno specifico copione a cui gli esponenti dell’estrema destra si attengono nella loro comunicazione pubblica. Una sequenza così precisa e verificabile da rappresentare una vera e propria strategia propagandistica, seguita pedissequamente dai dirigenti, da Salvini a Casapound passando per i candidati di Fratelli d’Italia, al punto da ipotizzare una ferrea direttiva di qualche spin doctor.
Se prendiamo in esame alcune vicende recenti, possiamo constatare l’esistenza di un modus operandi, che rappresenta anche una chiave di interpretazione del successo che la comunicazione reazionaria sembra avere in questo preciso contesto storico, dove problemi concreti vengono agitati per ottenere consenso, ma non affrontati realmente.
La propaganda politica dell’estrema destra si articola in tre distinti momenti che è possibile rintracciare in ogni messaggio, in ogni comunicazione.

Odio, sminuimento e vittimismo: le tre tappe della propaganda

Tutto comincia col fomentare l’odio. Un odio razziale, classista, omofobo e chi più ne ha più ne metta. L’esponente dell’estrema destra rilascia dichiarazioni, fa affermazioni, compie gesti che sono una vera e propria aggressione basata sull’odio, il cui scopo è aizzare e amplificare l’odio stesso nella popolazione contro una minoranza.
Se qualcuno si indigna per l’aggressione, se qualcuno fa notare la natura eversiva e fascista di quelle parole o di quelle azioni, ecco che arriva lo sminuimento. Minimizzare la gravità dei propri atti è il primo paravento per l’estrema destra. Ciò può avvenire almeno in tre modi diversi: o derubricando l’aggressione a “goliardata”, o giustificandola in virtù di un misfatto ancora più grave che l’esponente dell’estrema destra avrebbe denunciato, o tentando di estrometterla dal frame in cui si è svolta, ad esempio sostenendo di essere oggetto del medesimo odio, quindi rompendo il nesso causa-effetto.
La terza e ultima tappa è quella del vittimismo, che consiste nel definitivo rovesciamento causale, facendo passare per vittima lo stesso aggressore. Se qualcuno reagisce all’odio con determinazione, sia essa verbale o fisica, ecco che il seminatore controreplica atteggiandosi a innocente e fingendo di sorprendersi dell’acredine manifestatasi nei suoi confronti.

Liliana Segre e l’antisemitismo

Uno dei casi più recenti e clamorosi è quello che sta investendo la senatrice a vita ed ex deportata Liliana Segre. L’antisemitismo nel nostro Paese non comincia certo oggi, ma la propaganda politica dell’estrema destra istituzionale proprio in questo periodo si sta mescolando e intrecciando pericolosamente con i deliri eversivi che tipicamente appartengono all’estrema destra extraparlamentare. È a questo tetro pubblico che Salvini e Meloni lisciano il pelo, tentando di conquistarne la fiducia e contemporaneamente sdoganando discorsi antisemiti in un contesto egemonico.
Potremmo collocare l’inizio dell’analisi di questo esempio con l’astensione della destra in Parlamento nel voto sulla cosiddetta commissione Segre contro razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio, promossa proprio dalla senatrice a vita. Quell’astensione è un atto politico che ha un significato molto chiaro e che, nei giorni seguenti, ha portato Lega e Fdi a motivarla in modo vago e per nulla convincente. L’implicito assunto è che votare a favore della commissione avrebbe rappresentato una colpevolizzazione della propria base elettorale. E allora hanno cercato goffamente di rimediare, promettendo un incontro con la senatrice che poi è stato disdetto (come ha fatto Salvini).

Votare contro la stigmatizzazione del razzismo equivale a sostenerlo, ma le aggressioni a base d’odio hanno assunto anche la forma delle minacce di decine di utenti dei social network ai danni dell’ex deportata. Al punto che è stato necessario assegnarle una scorta.
È in questo momento che la propaganda dell’estrema destra ha fatto scattare il secondo “momento” dello schema: lo sminuimento. “Minacce gravissime come quelle che ricevo io“, ha affermato il leader leghista. Un’equiparazione tra quanto accaduto a Segre, che non ha mai aggredito nessuno, e quanto accade a Salvini, che di sicuro sarà minacciato, ma non può dirsi esente da aggressioni d’odio.
Il messaggio che l’ex ministro degli Interni ha voluto mandare, però, è piuttosto insidioso: con quell’affermazione ha derubricato le minacce alla senatrice a vita come una sorta di dazio che occorre pagare e che riguarda chiunque faccia attività politica nel nostro Paese.

Anche in questa vicenda non manca il terzo punto dello schema, quello del vittimismo. Negli ultimi giorni paiono essersi moltiplicate le minacce gravi che Salvini sta ricevendo, ma tutte le notizie hanno una sola fonte: lui stesso.
Opportunamente amplificato dalle testate della destra, tre giorni fa a Napoli sarebbe stato sventato dagli uomini della scorta un tentativo di aggressione ai danni del leader leghista. In realtà la dinamica è stata un po’ diversa, come ha mostrato Maurizio Crozza durante il suo format televisivo. In pratica, vedendo passare a pochi metri l’ex ministro degli Interni, un napoletano gli ha rivolto parole poco lusinghiere e a quel punto gli uomini della scorta gli si sono buttati addosso.
Se leggete i resoconti della stampa di destra (qui e qui due esempi) appare lapalissiano come l’obiettivo degli articoli sia dimostrare che lo stesso Salvini è vittima di odio.
Come se non bastasse, sabato scorso il leader leghista ha affermato di aver ricevuto per posta un nuovo proiettile.

Odio da stadio e vittimismo istituzionale

Uno schema molto simile si è registrato a Verona una settimana fa. Durante la partita dell’Hellas contro il Brescia, dagli spalti sono partiti cori razzisti, in particolare dei versi scimmieschi, all’indirizzo del giocatore Mario Balotelli.
La destra, sia estrema che istituzionale, si è attenuta al copione. La prima ha rincarato la dose con le dichiarazioni del capo ultras Luca Castellini, esponente di spicco di Forza Nuova, che ha affermato che Balotelli non potrà mai essere completamente italiano, nonostante la cittadinanza.

Alle due aggressioni razziste sono seguite le minimizzazioni: c’è chi ha definito i cori razzisti la classica “goliardata” e chi, dal Comune di Verona guidato dal sindaco di destra Federico Sboarina, c’è chi ha negato che i cori siano mai esistiti, nonostante alcuni video li certifichino.
Rapidamente, quindi, si è giunti alla terza fase dello schema, quella del vittimismo. Sia le dichiarazioni del primo cittadino che una mozione presentata in Consiglio comunale da cinque consiglieri – primo firmatario il civico Andrea Bacciga, i leghisti Alberto Zelger, Paolo Rossi, Anna Grassi e Leonardo Ferrari di Fratelli d’Italia – accusano Balotelli di aver diffamato la città di Verona.

Le liste nere delle case popolari agli immigrati

Un altro esempio perfetto del copione propagandistico dell’estrema destra ha per protagonisti due esponenti emiliano romagnoli di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami e Marco Lisei. Entrambi avvocati, entrambi con un passato in Forza Italia e una lunga carriera amministrativa nelle istituzioni locali, i due hanno deciso di far salire la tensione nella campagna elettorale per il voto regionale del prossimo gennaio.
Il tema scelto è un vecchio cavallo di battaglia della destra estrema: l’assegnazione delle case popolari ai migranti. Ascoltando le loro lamentele, ci sarebbe un sistema ordito dal Pd che faciliterebbe l’assegnazione degli alloggi dell’edilizia residenziale pubblica proprio agli stranieri ma, pur avendo entrambi fatto studi di legge, non si sono mai rivolti all’autorità giudiziaria per segnalare gli abusi che, invece, tra le righe fanno credere che esistano. L’obiettivo, infatti, non è quello di garantire la legalità (gli alloggi sono stati assegnati regolarmente poiché i destinatari ne avevano diritto in base al proprio reddito), ma quello di fomentare l’odio, la xenofobia e una guerra fra poveri.

Nella trance agonistica pre-elettorale, Bignami e Lisei hanno realizzato una diretta Facebook in cui, passeggiando tra alcuni palazzoni popolari, hanno ripreso nomi e cognomi sui campanelli, sottolineando che si trattava di famiglie di origine straniera che risiedono in quegli appartamenti.
I due avvocati devono essersi resi conto della gravità delle loro azioni, poiché durante le riprese in diretta Facebook hanno evocato l’obiezione che, effettivamente, si è verificata: la violazione della legge sulla privacy.
È in questo momento che si è giunti al secondo punto, lo sminuimento: conoscendo la legge in quanto avvocati, i due esponenti dell’estrema destra hanno affermato di fregarsene, poiché la ragione per cui l’hanno infranta sarebbe più nobile della legge stessa.
La reazione della politica e della società civile non è mancata, con stigmatizzazioni del gesto, un esposto al Garante della privacy da parte dell’avvocata Cathy La Torre e commenti infuriati di molti cittadini.

BignamiLisei

Proprio la reazione di questi ultimi ha prestato il fianco Bignami e Lisei per fare le vittime. In un patchwork identico postato sui relativi profili Facebook, i due esponenti di Fdi hanno sostenuto di essere stati aggrediti, affermando: “Questo è il loro odio, ma noi siamo più forti”.
Anche in questo caso, quindi, è arrivato il ribaltamento dei ruoli: coloro che hanno agito un’aggressione e che per farlo hanno violato la riservatezza e diffuso dati sensibili sarebbero le vittime di un odio della sinistra nei loro confronti.

Grossolana e triviale nelle parole (quindi popolana), la propaganda dell’estrema destra è invece sottile e in una certa misura raffinata nei meccanismi che sfrutta per incanalare un malcontento che ha basi oggettive in una direzione che non punta alle cause, ma all’individuazione di un nemico strumentale al consenso di chi si candida a combatterlo.

ASCOLTA L’INTERVISTA ALL’AVVOCATA CATHY LA TORRE: