L’appalto della cooperativa che gestiva la struttura è scaduto e il dormitorio si avviava verso la chiusura, ma i senzatetto che vi trovavano riparo hanno deciso di occuparlo, riportando al centro della discussione l’emergenza abitativa, che in seguito alla pandemia non è certo stata risolta. È successo a Perugia, dove ieri si è tenuto un presidio in solidarietà con le persone che dal 16 maggio stanno occupando il dormitorio comunale, riuniti sotto il nome di “Un tetto per ki?“.

L’occupazione dei senzatetto a Perugia

Tutto comincia quando il contratto della cooperativa che gestisce con operatori e servizi il dormitorio presso il cva dei Rimbocchi di Perugia scade, e dopo qualche pressione, si riesce a prolungare il servizio per altri 15 giorni.
Il meteo non è clemente, maggio sembra novembre, ma nonostante il freddo, la pioggia ed il vento, il Comune decide di chiudere il servizio nella giornata del 16. La maggior parte delle persone ospitate del dormitorio si trova davanti alla prospettiva di tornare in strada, quando decide di alzare la testa e dare vita ad un’occupazione. Un gruppo di solidali arriva in supporto e da lì in poi rimarrà antistante la struttura intessendo relazioni con gli occupanti e proponendosi come mediatore con le forze dell’ordine.

«Non vengono minimamente considerati i cambiamenti climatici, la pandemia e il coprifuoco − osserva ai nostri microfoni Elisabetta di “Un tetto per ki?” − Gli ex utenti si sono ritrovati a scegliere se stare per strada, rischiando multe e altre forme di violenza, oltre a non avere un riparo o rimanere nel dormitorio e occuparlo».
L’occupazione, dunque, va avanti da una settimana e qualche risultato sembra averlo ottenuto. In particolare, i vigili urbani avrebbero rinunciato a sgomberare la struttura qualora cittadine e cittadini solidali si fossero fatti carico del sostentamento alimentare degli occupanti.

L’Amministrazione comunale di centrodestra, però, non ha ancora fornito risposte alle persone presenti nel dormitorio. «Questa mattina in un articolo l’assessora sostiene delle cose completamente false − sostiene l’attivista − In particolare il Comune starebbe cercando delle soluzioni ma non ci sarebbe la volontà di un accordo dall’altra parte». Elisabetta sottolinea che i senzatetto che stanno occupando la struttura in molti casi hanno forme di disabilità che non consentono loro di muoversi con mezzi pubblici per reperire cibo o persone con forme di dipendenza che hanno bisogno di assistenza.
Le soluzioni prospettate finora agli occupanti prevedono un’accoglienza provvisoria, di pochi giorni, salvo poi dover tornare in strada. «Continuano a dire che vogliono trovare una sistemazione − sottolinea l’attivista − quando fondamentalmente vogliono uno sgombero senza clamore».

Quello che chiedono gli occupanti è, in sostanza, un tetto tutto l’anno a prescindere dalle condizioni meteorologiche e delle forme di cura a seconda delle necessità specifiche di ognuno. «Chiedono il minimo indispensabile per poi riuscire a trovare delle forme di auto-sostentamento − osserva Elisabetta − Queste persone rigettano la retorica del mangiare a spese altrui e chiedono di avere un tetto e un documento per riuscire a rendersi autonomi».

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