La vicenda dei due ragazzi bengalesi sottoposti a ripetuti trasferimenti dal centro minorile al Cie in seguito al sospetto del Comune di Roma sulla loro minore età è finalmente giunta a termine.

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I due ragazzi del Bangladesh erano stati prelevati il 28 marzo scorso dal Centro di accoglienza per MNA “San Michele” di Roma e tresferiti al CIE di Ponte Galeria, a seguito di una visita medica presso l’ospedale militare che era stata disposta dal Comune di Roma nell’ambito dell’operazione sui cosiddetti “finti minori stranieri”.

Quando arrivano al Cie i poliziotti vedendoli così giovani optano per una ulteriore visita. Il controllo viene fatto presso una struttura pubblica dove Obyad e Shopon risultano di nuovo minorenni. La notte stessa vengono rilasciati e riportati nelle case d’accoglienza. Ma non finisce qui: il Comune di Roma, con inspiegabile accanimento verso i due ragazzi, si rivolge al giudice tutelare il quale stabilisce che, anche davanti a queste visite, il controllo effettuato all’ospedale militare è l’unico che conta. Da lì in poi per i quasi maggiorenni sarà un inferno: la polizia li preleva e li riporta di nuovo al Cie.

Sabato 8 giugno è stato disposto il rilascio per Obyad e Shopon. Il giudice di pace ha smentito il giudice tutelare e riaffermato il principio della presunzione di minore età innanzi ad accertamenti medici divergenti. Ma quanti altri ragazzi, come loro, dovranno sottoporsi a questo tipo di trattamento in quello che è viene chiamato ”processo di integrazione”?

Molti di loro sono in possesso di passaporto che ne certifica l’età eppure sono ugualmente sottoposti alla visita, senza la presenza di un legale perché, dicono i poliziotti, «si tratta di un’indagine amministrativa e non penale». Precisa, il Giudice Tutelare, che nulla importa se questi stessi ragazzi siano già stati sottoposti in precedenza a una visita medica, in quanto l’unica visita attendibile è quella che viene effettuata dall’ospedale militare. E non importa neppure, aggiunge, che i minori abbiano un passaporto rilasciato dall’ambasciata bengalese in Italia che ne attesti la minore età.

Si tratta di un decreto che Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) considera illegittimo in quanto contrario ai principi fondanti l’ordinamento giuridico italiano e internazionale. Principi quali la presunzione della minore età innanzi a un ragionevole dubbio e l’ineliminabile riconoscimento della validità dei passaporti rilasciati dalle autorità consolari in Italia.
Inoltre, dichiara l’Asgi, questi ragazzi non sono in nessun modo tutelati dal punto di vista legale: non hanno diritto ad avere un avvocato, sono sottoposti a continui spostamenti da un centro all’altro, versano in una condizione di vulnerabilità estrema.

Secondo il rapporto “Arcipelago CIE” dell’Associazione Medici per i diritti umani (Medu), presentato proprio il 13 maggio, lo stesso giorno in cui i due bangladesi sono sono stati ricondotti al Cie, in questi centri non vengono tutelati diritti fondamentali dei migranti. Innanzitutto, gli ospiti dei Centri, che dovevano permanervi inizialmente solo 180 giorni, potrebbero passarvi addirittura diversi mesi. Non hanno alcuna attività da svolgere e spesso fanno uso di psicofarmaci somministrati dagli enti gestori.

A questo proposito l’Asgi ha presentato una proposta di riforma del diritto dell’immigrazione che prevede l’introduzione di un meccanismo di regolamentazione ordinario, in quanto come si legge nel manifesto, l’attuale disciplina del soggiorno dei cittadini extracomunitari ruota intorno ad un approccio all’immigrazione anacronistico, inadeguato, utilitaristico e vessatorio.

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