La Regione dà il via libera al piano per il controllo delle nutrie, accusate di danni agli argini dei fiumi e all’agricoltura. Plaude Coldiretti, secondo cui ogni anno il roditore procura 170mila euro di danni.

La Regione Emilia Romagna dà il via libera al piano per il controllo delle nutrie. Dopo le polemiche in occasione dell’alluvione che colpì il modenese – secondo alcuni avvenuto a causa dell’indebolimento degli argini dei fiumi, dove le nutrie costruiscono tane – e i danni lamentati dagli agricoltori – stimati da Coldiretti in 170mila euro ogni anno solo nella nostra regione – Viale Aldo Moro ha approvato il primo piano in Italia dopo l’entrata in vigore del Collegato ambientale alla legge di Stabilità che, pur mantenendo la classificazione dei roditori come animali infestanti e non più come fauna selvatica, dà alle Regioni la possibilità di intervenire per garantire un’azione più organica e coordinata.

Il problema delle nutrie, come spesso accade, è stato creato dall’uomo. La specie non autoctona fu introdotta in Italia per la pelliccia e, svanita la moda, fu lasciata libera di prolificare. La popolazione negli anni è cresciuta molto, fino a rappresentare un problema per l’agricoltura, per la biodiversità e per la tenuta degli argini dei fiumi.
“Questo animale non ha ragione di esistere nelle nostre zone e va eraditato”, commenta senza mezzi termini Antonio Ferro, presidente di Coldiretti Bologna.

Il piano della Regione prevede che la cattura e la soppressione degli animali con metodo eutanasico sia consentita con specifiche trappole, sia in città che in campagna, tutto l’anno da parte di Polizia provinciale, guardie comunali, personale abilitato dalla Regione, agricoltori sul loro fondo, personale delegato alla tutela delle acque e nei parchi e riserve naturali dal rispettivo personale di vigilanza.

L’abbattimento diretto con arma da fuoco può essere effettuato dal personale di vigilanza, dagli agricoltori solo se in possesso di abilitazione all’esercizio venatorio in determinati periodi dell’anno.
Per quanto riguarda lo smaltimento degli animali occorre valutare la condizioni dell’habitat in relazione alle quali il capo può essere lasciato in loco, se irrecuperabile. Può essere previsto il sotterramento dove ciò non arrechi danni all’ambiente ovvero deve essere gestito come rifiuto speciale.

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